La storia delle Olimpiadi

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Tokyo 1964
Giochi della XVIII Olimpiade

Dodicimila palloncini salgono nell'aria, cinque jet con le loro scie di fumo disegnano nel cielo gli anelli olimpici, mentre in tutto lo stadio si diffonde un intenso odore di crisantemo (il fiore nazionale giapponese), e come colonna sonora il rullo di diecimila tamburi: questa la scena che si presentò, il 10 ottobre 1964, agli spettatori (anche televisivi) della cerimonia di apertura dei Giochi di Tokyo.

Tecnologie elettroniche e tradizione, efficienza quasi maniacale e simbologia, memoria e aspirazione al futuro: furono questi i caratteri delle Olimpiadi giapponesi. Per esempio, l'ultimo tedoforo, quello che accese il braciere con il fuoco della fiaccola olimpica, era nato a Hiroshima il 6 agosto 1945, un'ora dopo lo scoppio dell'atomica. Ma anche i 15 metri e 21 centimetri d'altezza del pennone su cui sventolava la bandiera con i cinque cerchi, significavano qualcosa: esattamente con quella misura, ad Amsterdam nel 1928, Mikio Oda aveva vinto nel salto triplo la prima medaglia d'oro olimpica per il Giappone.

Fuori il Sud Africa dell'apartheid

Gli atleti presenti a Tokyo furono 5.151 (678 donne), quasi 150 meno che a Roma. Salì tuttavia a 93 il numero dei paesi partecipanti, soprattutto a causa della decolonizzazione in Africa; debuttarono Algeria, Camerun, Madagascar, Niger e Tanzania. Ma il comitato olimpico decretò anche l'esclusione dell'Indonesia e soprattutto quella del Sud Africa, che sarebbe rimasta in vigore sino ai Giochi di Barcellona del 1992. La politica di discriminazione razziale attuata dal regime di Pretoria era talmente intollerabile che il CIO, di solito molto cauto, non poté esimersi dall'adottare il drastico provvedimento. Non parteciparono ai Giochi di Tokyo per protesta la Corea del Nord e la Cina (sempre a causa dell'annosa questione di Formosa).

L'altissimo livello degli impianti e l'ottima organizzazione permisero agli atleti di esprimere tutto il loro potenziale e infatti i grandi risultati non mancarono. Le gare di atletica furono disputate per la prima volta su una pista a otto corsie, e l'adozione del cronometraggio elettrico divenne ufficiale, anche se per qualche oscuro motivo si decise di approssimare in ogni caso i tempi al decimo di secondo (pratica che sarebbe continuata anche nella successiva edizione delle Olimpiadi).

I giochi di Tokyo, lo spartiacque verso il futuro

Le Olimpiadi di Tokyo si conclusero il 24 ottobre con una cerimonia che a un certo punto sfuggì di mano agli organizzatori e ai dirigenti del CIO: a dispetto dell'etichetta gli atleti ruppero gli schieramenti per nazioni e cominciarono a cantare e ballare tra loro e con gli spettatori. Al di là di questo finale festoso e informale, i Giochi avevano probabilmente segnato un passaggio irreversibile da un passato romantico a un avvenire scientifico e tecnologico, sia nei metodi di preparazione degli atleti sia nel modo di proporsi dell'evento nel suo complesso.

Non a caso per la prima volta le immagini dei Giochi erano state diffuse in diretta televisiva in tutto il mondo, grazie al satellite americano Sincom III e, altra novità assoluta, un grande computer aveva fornito in tempo reale dati, raffronti, statistiche.

Tokyo 1964
Giochi della XVIII Olimpiade

Snell vince 800 e 1500

L'impresa più notevole fu firmata dal neozelandese Peter Snell, capace di confermare la medaglia d'oro ottenuta a Roma negli 800 metri piani e di aggiungervi quella dei 1500, realizzando un'accoppiata che non si vedeva alle Olimpiadi dal 1920.

Brummel, imbattibile nel salto in alto

Altro grandissimo personaggio fu il sovietico Valerij Brummel, vincitore nel salto in alto. Già medaglia d'argento a Roma, proclamato per tre volte consecutive atleta dell'anno, Brummel fu il più perfetto interprete dello stile ventrale, e portò il record del mondo a m 2,28, con un differenziale di cm 43 rispetto alla propria statura. Nell'ottobre del 1965, quando aveva solo 23 anni, un pauroso incidente di moto mise praticamente fine alla sua carriera; Brummel rischiò l'amputazione di una gamba, che fu miracolosamente evitata, ma dopo 34 operazioni e più di 1000 giorni di gesso l'arto gli restò più corto di tre centimetri. Riprese ugualmente ad allenarsi, e a ventisette anni arrivò a saltare 2,10 metri, misura in sé rispettabile e addirittura straordinaria per un atleta nelle sue condizioni, ma non certo tale da soddisfarlo, per cui preferì ritirarsi.

L'atletica maschile

Nella velocità maschile si ristabilì, dopo la parentesi romana, la supremazia degli americani, vincitori con Bob Hayes nei 100 m e Henry Carr nei 200 m. Entrambi i formidabili sprinter di colore avrebbero presto lasciato l'atletica per il ben più redditizio football americano. Nel salto triplo il polacco Jozef Schmidt vinse la sua seconda medaglia d'oro dopo quella di Roma, imitando il brasiliano Ferreira da Silva, al quale lo stesso exploit era riuscito a Helsinki e a Melbourne.

Don Schollander, signore assoluto della piscina

Le gare di nuoto furono dominate dal biondo californiano Don Schollander, vincitore di 4 medaglie d'oro (100 e 400 stile libero, staffette 4x100 e 4x200 stile libero). Il diciottenne Schollander, stakanovista dell'allenamento e perfezionista al punto da depilarsi completamente per aumentare la scorrevolezza, venne giudicato il più grande nuotatore apparso al mondo dai tempi di Johnny Weissmuller.

Nuovo astro nella boxe

Anche il torneo di pugilato fu molto intenso, e come già a Roma 1960 la scelta del personaggio fu automatica: Joe Frazier, che vinse per gli Stati Uniti la medaglia d'oro dei pesi massimi e che venne subito presentato come il rivale di Cassius Clay, passato intanto al professionismo. In effetti poi per lunghi anni i guantoni e i destini dei due si sarebbero incrociati, e ognuno ebbe bisogno dell'altro per affermarsi a intermittenza come il migliore del mondo (ma alla fine Cassius Clay, assunto il nome di Muhammad Ali, vinse la grande partita).

La prima volta della pallavolo

A Tokyo venne per la prima volta inserita nel programma olimpico la pallavolo: si laurearono campioni olimpici l'Unione Sovietica tra gli uomini e il Giappone tra le donne.

Le olimpiadi in rosa

In campo femminile secondo titolo olimpico consecutivo per la romena Jolanda Balas, che nell'alto ribadì la superiorità già evidenziata quattro anni prima a Roma. Decisamente inconsueto il caso dell'australiana Betty Cuthbert, dominatrice nel 1956 a Melbourne sui 100 e 200 metri piani. La Cuthbert aveva già abbandonato l'attività agonistica, ma la notizia dell'introduzione nel programma olimpico della prova sui 400 la indusse a ritornare in pista; e la sua fu una giusta decisione, visto che a Tokyo conquistò la medaglia d'oro nella nuova specialità. Nel nuoto l'australiana ormai ventisettenne Dawn Fraser dimostrò una longevità sportiva eccezionale per il nuoto, vincendo per la terza volta consecutiva il titolo olimpico dei 100 metri stile libero.

La ginnastica vide la conferma su eccellenti livelli di Larissa Latynina (2 medaglie d'oro); insieme alla sovietica salì alla ribalta la cecoslovacca Vera Caslavska, vincitrice del titolo nel completo generale individuale, nel volteggio al cavallo e nella trave d'equilibrio.

Medagliere

Il medagliere di Tokyo 1964 visse di un sostanziale testa a testa tra sovietici e statunitensi. La spuntarono i secondi che vinsero meno medaglie (90, contro le 97 dell'URSS) ma più ori (36 contro 30). Terzo posto per la Germania. L'Italia si classificò quinta, con un bottino di 27 titoli, 10 dei quali d'oro.

Tokyo 1964
Giochi della XVIII Olimpiade

Un notevole contributo al medagliere azzurro lo offrì, secondo tradizione, il ciclismo, con 3 medaglie d'oro: Giovanni Pettenella nella velocità, Angelo Damiano e Sergio Bianchetto nel tandem, Mario Zanin nella prova individuale su strada. Due furono le vittorie italiane nel torneo di pugilato, le ottennero Fernando Atzori nei mosca e Cosimo Pinto nei mediomassimi.

Vari i successi italiani nell'equitazione, protagonista soprattutto Mauro Checcoli, che si impose nel completo individuale e in quello a squadre, insieme a Paolo Angioni e Giuseppe Ravano.

Nel tiro a volo, fossa olimpica, il bolognese Ennio Mattarelli si guadagnò la medaglia d'oro colpendo 198 bersagli su 200. Il più sofferto (e forse più meritato) dei nostri titoli olimpici venne dall'atletica leggera, per merito di Abdon Pamich, fiumano abitante a Genova. Quarto nella 50 km di marcia a Melbourne, terzo a Roma, il trentunenne Pamich era giunto a Tokyo preparatissimo e determinato a vincere; riuscì nel suo intento, vincendo la resistenza del britannico Nihill malgrado una tremenda colica intestinale che verso il trentottesimo chilometro lo costrinse anche ad abbandonare il percorso e sparire per qualche istante dietro un cespuglio. Oltre all'oro di Pamich, l'atletica azzurra ottenne un buon risultato complessivo, guadagnando 1 medaglia di bronzo (Morale nei 400 ostacoli) e portando in finale numerosi atleti, tra i quali Livio Berruti, quinto e primo degli europei nei 200 metri piani.

Nella ginnastica maschile, dove brillarono soprattutto il giapponese Yukio Endo e il veterano sovietico Boris Sachlin, l'Italia ritornò, almeno in parte, agli antichi fasti grazie al romano Franco Menichelli, medaglia d'oro nel corpo libero, argento agli anelli e bronzo alle parallele. La carriera di Menichelli sarebbe bruscamente finita quattro anni più tardi a Città del Messico, durante l'esecuzione dell'esercizio del corpo libero: lacerazione di un tendine d'Achille.

Tokyo 1964
Giochi della XVIII Olimpiade

tokyo 1964 Per avere una panoramica completa delle immagini della XVIII olimpiadevai alla pagina ufficiale del CIO.

Foto

Video
Il sovietico Valerij Brumel, massimo esponente dello stile di scavalcamento ventrale (e primatista del mondo con 2,28 m) vince la medaglia d'oro nel salto in alto dopo un appassionante duello con l'americano Thomas.

Tokyo 1964
Giochi della XVIII Olimpiade

Per non lasciare nulla al caso, accanto alle bandiere dello Stadio Olimpico gli organizzatori fecero costruire dei ventilatori in grado di farle muovere anche in assenza di vento.

Accanto ai successi sportivi per gli atleti giapponesi arrivaronoanche cocenti delusioni che furono mal digerite dagli stessi. Due di loro, Tsobuya Kokichi e Yoda Ikuko, dopo il mancato successo nella maratona vinta ancora una volta dall'eroe di Roma Abebe Bikila, schiacciati dall'umiliazione si tolsero la vita.

Complessivamente furono presenti 20 nazioni africane fra cui lo Zambia: per questo paese il primo giorno di indipendenza coincise con l'inizio dei Giochi di Tokyo, il 10 ottobre.

Momenti di autentico imbarazzo si presentarono quando le atlete delle delegazioni britannica e tedesca si accorsero che la loro divisa ufficiale, color rosa confetto, era identica, come uscita dalla fantasia e dalle mani dello stesso sarto.