La storia delle Olimpiadi

Montreal 1976
Giochi della XXI Olimpiade

A Montreal le Olimpiadi dovettero per la prima volta fare i conti con il boicottaggio, per motivazioni politiche, da parte di un nutrito gruppo di paesi. Il fenomeno si sarebbe ripetuto nelle due successive edizioni dei Giochi, anche se i blocchi di nazioni assenti sarebbero stati ogni volta diversi. In Canada si era cominciato con un'ennesima puntata della questione cinese: in quel caso era stata Taiwan a ritirarsi, dopo che le era stato negato il diritto di presentarsi come unica "Repubblica di Cina".

Ma la defezione di massa si verificò proprio il giorno dell'apertura, quando le rappresentative di 27 paesi africani, un sudamericano (la Guyana) e uno asiatico (l'Irak) dichiararono di non partecipare ai Giochi in segno di protesta contro la presenza della Nuova Zelanda. In realtà il problema era noto già da due settimane, ma in quel lasso di tempo il CIO non era stato in grado di trovare una soluzione. La Tanzania, alla quale si erano poi associati tutti gli altri stati africani, chiedeva l'esclusione della Nuova Zelanda perché una squadra di rugby (sport non più olimpico) del paese oceanico si era recata in tournée nel Sudafrica razzista (e fuori dal CIO), dove aveva incontrato compagini composte esclusivamente da bianchi.

Un duro colpo per i giochi

Il Comitato Olimpico neozelandese si difendeva affermando di non avere alcun potere sulla Federazione di rugby e il CIO non prendeva posizione, sperando che la situazione finisse per sbloccarsi grazie a un compromesso dell'ultima ora. Ciò non accadde, e il 17 luglio, giorno dell'apertura ufficiale, l'Africa si trovò rappresentata soltanto dal Senegal e dalla Costa d'Avorio. Gli atleti africani che mancavano all'appello erano 649; dal punto di vista tecnico il danno maggiore lo avrebbe subito l'atletica leggera, in particolare le prove di mezzofondo e fondo, e comunque per il movimento olimpico un boicottaggio così massiccio rappresentava un duro colpo.

La cerimonia d'apertura, seguita da un miliardo di telespettatori in tutto il mondo, fu caratterizzata, più che dalla lettura della formula olimpica da parte della regina Elisabetta d'Inghilterra, dalla scelta di fare accendere il fuoco nel tripode da due tedofori, uno anglofono e uno francofono, simboli più o meno consapevoli di un paese, il Canada, dalle due anime non ancora del tutto conciliate tra loro.

Montreal 1976
Giochi della XXI Olimpiade

L'impresa di Juantorena

Nell'atletica leggera il grande protagonista fu il cubano Alberto Juantorena, primo nella storia olimpica a vincere due prove massacranti come i 400 e 800 m piani; sul doppio giro di pista migliorò anche il record mondiale, che apparteneva all'italiano Marcello Fiasconaro. Soprannominato El caballo per la falcata possente ed elegante, Juantorena aveva il suo punto di forza e, paradossalmente, il suo tallone d'Achille, nella straordinaria potenza muscolare, che sottoponeva a tensioni abnormi ossa e tendini, provocandogli frequenti infortuni.

Provenivano dai Caraibi anche i dominatori delle gare di velocità: nei 100 m piani si impose Hasely Crawford, di Trinidad, davanti al giamaicano Donald Quarrie e a Valerij Borzov; nei 200, assenti Crawford e Borzov, Quarrie (detentore del primato mondiale) superò gli statunitensi Millard Hampton e Dwayne Evans. Quarto fu Pietro Mennea. I 1500 metri piani e i 3000 m siepi, gare su cui certo pesò l'assenza degli africani, furono vinte rispettivamente dal neozelandese John Walker e dallo svedese Anders Gärderud. Secondo nei 1500 come negli 800 m fu lo sfortunato belga Ivo Van Damme, che sarebbe morto qualche mese dopo in un incidente stradale.

Lasse Viren tenta di ripetere Zatopek

Nei 5000 e nei 10000 il finlandese Lasse Viren ripeté la doppia impresa vittoriosa di Monaco; avrebbe forse vinto in ogni caso, senza dubbio però il boicottaggio dell'Africa gli evitò qualche problema. Viren partecipò anche alla maratona, inseguendo la leggendaria tripletta di Emil Zatopek nel 1952; ma si classificò solo quinto nella gara vinta dal tedesco dell'est Waldemar Cierpinski davanti all'americano Frank Shorter, medaglia d'oro a Monaco. Nei 110 ostacoli il francese Guy Drut (già argento nel 1972) riuscì a interrompere il pluridecennale dominio statunitense.

Edwin Moses, il re degli ostacoli

I 400 ostacoli segnarono l'inizio del regno dello statunitense Edwin Moses, che avrebbe vinto praticamente tutto, tranne il titolo olimpico di Mosca 1980, perché assente come tutta la rappresentativa americana. A Montreal Moses vinse il titolo e stabilì il nuovo record mondiale, ma stupì soprattutto per una particolarità tecnica: manteneva incredibilmente una cadenza di tredici passi tra tutti gli ostacoli.

Nessuno prima di lui ci era riuscito, e nessuno ci riuscirà per diversi anni. Certo a Montreal mancò il confronto diretto con il vecchio campione olimpico e primatista mondiale, l'ugandese John Akii-Bua, ma la superiorità di Moses apparve evidente.

La 20 km di marcia (la 50 km a Montreal fu esclusa dal programma) vide il successo del messicano Daniel Bautista, primatista mondiale sulla distanza; si classificò settimo e dunque non salì sul podio l'anziano sovietico Vladimir Golubnicij che era stato primo nel 1960 e nel 1968, secondo nel 1972, terzo nel 1964.

Inizia l'imbattibilità dei sovietici nel martello

Nel lancio del martello medaglia d'oro per il sovietico Jurij Sedych, davanti a due connazionali. Iniziava così un lunghissimo periodo di dominio assoluto: da Montreal 1976 a Barcellona 1992 (con la parentesi di Los Angeles 1984 dove l'URSS non fu presente), il podio olimpico del martello sarebbe sempre stato occupato da atleti della scuola sovietica. Jurij Sedych avrebbe personalmente collezionato due primi e un secondo posto. Nel giavellotto medaglia d'oro e record del mondo per l'ungherese Miklos Nemeth, figlio di Imre Nemeth campione olimpico del martello nel 1948 a Londra. Vittoria e primato mondiale anche per l'americano Bruce Jenner nel decathlon.

Gli USA si rifanno nel nuoto

Se le gare dell'atletica furono caratterizzate dal declino degli Stati Uniti, accadde il contrario nel nuoto maschile, dove gli americani non trovarono quasi avversari, tanto da occupare tutto il podio in ben quattro gare. Il protagonista principale fu John Naber, che conquistò 4 medaglie d'oro e 1 d'argento, polverizzando i record del mondo dei 100 e 200 m dorso. Entrò nella storia del nuoto anche Jim Montgomery, primo uomo ad abbattere il muro dei 50" nei 100 m stile libero (49"99 il suo tempo).

Il Giappone si conferma nella ginnastica

Nella ginnastica i giapponesi ribadirono una superiorità di squadra che durava ormai da Roma 1960. L'atleta più rappresentativo dei Giochi di Montreal fu però il sovietico Nikolaj Andrianov, vincitore di 4 medaglie d'oro (concorso generale individuale, anelli, volteggio, corpo libero), 2 d'argento (parallele, concorso generale a squadre) e 1 di bronzo (cavallo con maniglie). Il trentenne Sawao Kato si aggiudicò la medaglia d'oro nelle parallele e nel concorso generale a squadre, quella d'argento nel concorso generale individuale.

Grandi nomi nel pugilato

Il torneo di pugilato, dominato da Stati Uniti (5 ori) e Cuba (3 ori) presentò molti futuri campioni del mondo della boxe professionistica. Tra questi Ray Sugar Leonard, medaglia d'oro nei superleggeri e futuro campione mondiale in 5 diverse categorie di peso tra i professionisti. Sarebbe stata luminosa anche la carriera di Michael Spinks, medaglia d'oro olimpica nei medi e campione nelle categorie dei mediomassimi e dei massimi nel pugilato a torso nudo. Non sarebbe mai passato al professionismo (nonostante le molte lusinghe provenienti dagli Usa) invece il cubano Teofilo Stevenson, sovrano assoluto tra i pesi massimi: per vincere i quattro match che lo portarono al secondo titolo olimpico, impiegò in tutto 15'57".

La Germania Est vince il torneo di calcio

Negli sport di squadra sorprese la vittoria della Polonia nella pallavolo, davanti alla favorita Unione Sovietica e a Cuba. Nella pallacanestro tornarono alla vittoria gli Stati Uniti, che superarono la Jugoslavia e l'Unione Sovietica. Il torneo di pallanuoto vide il successo dell'Ungheria, trascinata dal fuoriclasse Tamas Farago, autore di 22 delle 45 reti complessive della sua squadra. Ottimo il secondo posto dell'Italia, terza l'Olanda. Non pronosticata da molti la medaglia d'oro nel calcio della Germania Est, che superò in finale i campioni uscenti della Polonia. Terza, come a Monaco, fu l'Unione Sovietica.

Le olimpiadi in rosa

Nell'atletica femminile le medaglie furono tutte appannaggio di atlete europee (soprattutto dell'Est) con le sole eccezioni di 2 medaglie d'argento e 1 di bronzo per gli Stati Uniti. La gara più emozionante fu forse quella dei 400 m piani, vinta dalla polacca Irena Szewinska, che nell'occasione stabilì con il tempo di 49"29 anche il nuovo primato del mondo, prima donna a scendere sotto i 50".

Questa grande prestazione rappresentò il coronamento di una lunga e prestigiosa carriera che le aveva fruttato già 1 medaglia d'oro (staffetta 4x100) e 2 d'argento (200 m piani e salto in lungo) a Tokyo nel 1964, 1 medaglia d'oro (200 m piani) e 1 di bronzo (100 m piani) a Città del Messico nel 1968, 1 medaglia di bronzo (200 m piani) a Monaco nel 1972, dopo due anni di anni di assenza dalle gare per maternità.

Altra vittoria con primato del mondo quella della sovietica Tatjana Kazankina negli 800 m piani. La Kazankina si impose anche nei 1500 m piani, e su questa distanza si sarebbe ripetuta quattro anni più tardi a Mosca. Nel concorso del salto in alto vinto dall'ultima grande ventralista, la tedesca orientale Rosemarie Ackermann, si piazzò al secondo posto Sara Simeoni, conquistando l'unica medaglia dell'atletica italiana. Nel nuoto la regina incontrastata fu la diciottenne Kornelia Ender, punta di diamante della formazione tedesca orientale che si aggiudicò 11 medaglie d'oro su 13. La Ender conquistò 4 medaglie d'oro (100 e 200 m stile libero, 100 m farfalla e staffetta 4x100 mista), ulteriormente impreziosite da 3 nuovi record del mondo e 1 eguagliato. Si dovette accontentare invece dell'argento nella staffetta 4x100 stile libero, dietro agli Stati Uniti.

Oltre a essere assolutamente invincibile in acqua, Kornelia Ender aveva il merito di conservare una certa femminilità, al contrario di alcune sue connazionali come Petra Thümer (oro e primato mondiale nei 400 e 800 m stile libero), Ulrike Tauber (oro e record del mondo nei 400 m misti), Ulrike Richter (oro nei 100 e 200 m dorso) e Andrea Pollack (prima nei 200 m farfalla). L'unica prova in cui le nuotatrici della Germania Est restarono fuori dalla zona medaglie fu quella dei 200 m rana, vinta dalla sovietica Marina Kosevaja davanti alle connazionali Marina Jurcenja e Ljubov Rusanova.

Splende l'astro di Nadia Comaneci

Sul piano del successo personale, quella di Montreal fu senz'altro l'Olimpiade della rumena Nadia Comaneci. Quindicenne, m 1,56 di altezza per 39 kg di peso, con la sua grazia e la sua classe straordinaria Nadia incantò pubblico e giudici della ginnastica, che la premiarono con punteggi mai visti: per ben sette volte arrivò al 10, cioè alla perfezione. A Montreal la Comaneci conquistò 3 medaglie d'oro (concorso generale individuale, parallele asimmetriche, trave), 1 d'argento (concorso generale a squadre) e 1 di bronzo (corpo libero).

La più penalizzata dall'esplosione del fenomeno Comaneci fu la diciannovenne sovietica Nelli Kim, ginnasta di grande valore (e grande bellezza), che comunque si aggiudicò 3 medaglie d'oro (corpo libero, volteggio al cavallo, concorso generale a squadre) e 1 d'argento (completo generale individuale). Era presente anche Olga Korbut, ma a ventuno anni era ormai troppo anziana per aspirare a un ruolo di primo piano: si accontentò dell'argento nella trave.

Ormai la ginnastica femminile ad altissimo livello si avviava a diventare uno sport per bambine; alle Olimpiadi di Mosca la stessa Comaneci, diciannovenne, pur vincendo 2 medaglie d'oro (una ex aequo con la "vecchissima" Kim) e 2 d'argento, sarebbe apparsa molto pesante rispetto alle rivali più giovani.

Medagliere

I Giochi di Montreal segnarono il momento di maggiore forza sportiva dei paesi dell'Europa orientale; non a caso nel computo complessivo delle medaglie gli Stati Uniti furono relegati al terzo posto dietro Unione Sovietica (49 medaglie d'oro, 41 d'argento, 35 di bronzo) e Germania Est (40 medaglie d'oro, 25 d'argento, 25 di bronzo). Minimo storico invece per la rappresentativa italiana, che non seppe andare oltre 2 medaglie d'oro, 7 d'argento e 4 di bronzo.

Montreal 1976
Giochi della XXI Olimpiade

Dibiasi ancora oro

Non tradì le speranze l'intramontabile Klaus Dibiasi, che sconfiggendo anche la tendinite si aggiudicò il terzo titolo olimpico consecutivo nei tuffi dalla piattaforma. Rappresentava una garanzia per lo sport italiano anche Giorgio Cagnotto, secondo dal trampolino (dietro il sovietico Vladimir Vasin) e terzo dalla piattaforma.

La seconda e purtroppo ultima medaglia d'oro fu dovuta al memorabile exploit di Fabio Dalzotto, che riportò in Italia dopo quarant'anni il titolo del fioretto individuale, rinnovando le imprese di Nedo Nadi, Marzi e Gaudini.

La scherma azzurro si fa valere

A Montreal la scuola di scherma azzurra, si dimostrò tutto sommato degna della propria tradizione conquistando anche 3 medaglie d'argento, nel fioretto a squadre maschile (Carlo Montano, Attilio Calatroni, Fabio Dal Zotto, Stefano Simoncelli, Giambattista Coletti), nella sciabola a squadre maschile (Tommaso Montano, Mario Tullio Montano, Mario Aldo Montano, Michele Maffei, Angelo Arcidiacono) e nel fioretto femminile individuale con Maria Collino.

Le altre medaglie

Medaglia d'argento anche nel ciclismo per merito di Giuseppe Martinelli, secondo nella prova su strada individuale alle spalle dello svedese Bernt Johansson. Vanno ricordate infine le 4 medaglie di bronzo: Felice Mariani nel judo, pesi leggeri; Roberto Ferraris nel tiro a segno con pistola automatica; Ubaldesco Baldi nel tiro a volo, fossa olimpica; Giancarlo Ferrari nel tiro con l'arco.

Occorre dire che gli atleti italiani ottennero molti piazzamenti: i più amari furono forse quelli del possente canoista Oreste Perri, il quale si presentò a Montreal forte di 2 titoli mondiali nei 10000 m e di 1 nei 1000 m, ma non riuscì ad andare oltre il settimo posto nei 5000 m e il quarto nei 1000 m.

Montreal 1976
Giochi della XXI Olimpiade

montreal 1976 Per avere una panoramica completa delle immagini della XXI olimpiadevai alla pagina ufficiale del CIO.

Foto

Video
Il formidabile peso massimo Teofilo Stevenson, incontra nella finale dei pesi massimi alle Olimpiadi di Montreal, il rumeno Mircea Simon, che nonostante una tattica molto prudente finirà ko come i tre avversari capitati in precedenza sul cammino del cubano. Per Stevenson sarà il secondo titolo olimpico dopo Monaco 1972.

Montreal 1976
Giochi della XXI Olimpiade

Strano a dirsi ma i Giochi di Montreal misero in evidenza una grave carenza organizzativa: stadi completati a Giochi già iniziati, lavori terminati imponendo straordinari su straordinari, con un'inevitabile levitazione dei costi. A farne le spese, negli anni a venire, saranno proprio gli abitanti di Montreal che si vedranno costretti a pagare una tassa apposita per quasi trent'anni.

Dal punto di vista statistico, l'edizione dei Giochi canadesi fu la prima volta in cui la nazione organizzatrice non riuscì a vincere neppure una medaglia d'oro: il bilancio si fermò a 5 medaglie d'argento e 6 di bronzo.

Particolarmente negativo, ancorché ingegnoso, fu l'episodio che coinvolse il maggiore sovietico Boris Onishchenko: nel pentathlon moderno, alla prova di scherma con la spada, inserì nella propria impugnatura un congegno elettrico che a comando faceva segnare sul tabellone la segnalazione di un colpo inferto all'avversario. Dopo che il sovietico aveva già vinto con grande facilità vari incontri (nel pentathlon basta una sola stoccata), furono i britannici ad accorgersi per primi della stranezza di un tabellone che segnalava il colpo anche nei casi in cui non veniva portato. Fu un giudice italiano a ispezionare l'arma e individuare il dispositivo. Onishchenko venne degradato, perse il posto di segretario della Federazione sovietica di pentathlon moderno e finì a fare il bagnino in una piscina di Kiev.