La storia delle Olimpiadi

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Mosca 1980
Giochi della XXII Olimpiade

I Giochi di Mosca segnarono un momento di grande difficoltà per il movimento olimpico, impotente di fronte agli avvenimenti della grande politica internazionale. Lord Killanin, presidente del CIO, memore delle vicende che avevano portato al ritiro delle rappresentanze africane da Montreal, si era premurato, prima della nuova edizione olimpica, di trovare una soluzione all'ormai storica vicenda del dualismo tra Cina comunista e Cina nazionalista.

Non riuscendo a raggiungere un compromesso che permettesse la partecipazione di entrambi i Paesi, si fece guidare da un criterio numerico, guadagnando alla causa olimpica il Paese più popoloso del mondo, cioè la Repubblica Popolare di Cina, assente dai Giochi sin dal 1956. Questa difficile decisione non servì purtroppo a creare un clima sereno intorno all'appuntamento olimpico, avviato ormai a diventare uno dei tanti terreni di scontro tra le due superpotenze con relativo corteggio di paesi alleati.

L'invasione dell'Afghanistan

Nel gennaio del 1980 l'Unione Sovietica inviò proprie truppe in Afghanistan per portare aiuto a un governo alleato che aveva preso il potere con un colpo di mano il 27 dicembre 1979. Con l'intervento militare in Afghanistan, Breznev intendeva probabilmente scongiurare il pericolo di un possibile dilagare della rivoluzione islamica dall'Iran di Khomeini sino alle repubbliche dell'Asia centrale sovietica. La storia avrebbe poi dimostrato quanto i calcoli della dirigenza sovietica fossero sbagliati.

Negli Stati Uniti il 1980 era anno di elezioni presidenziali e Jimmy Carter, anche per riguadagnare un po' del prestigio perduto di fronte all'elettorato, si fece promotore di un boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca, se i sovietici non si fossero ritirati dall'Afghanistan (eventualità a cui peraltro nessuno credeva). La crociata si sarebbe rivelata insufficiente a risollevare le sorti elettorali di Carter, affossate in maniera irrimediabile dallo smacco del fallito tentativo da parte dei marines di liberare 50 statunitensi prigionieri in Iran, con due elicotteri che si scontrarono tra loro causando la morte di 8 persone. Le presidenziali di novembre sarebbero infatti state vinte da Ronald Reagan.

Boicottaggio di massa

In compenso per le Olimpiadi fu un brutto colpo. A Mosca si registrò la defezione di 61 nazioni, compresa la Cina comunista appena riammessa dal CIO. In Europa vi fu chi aderì integralmente al boicottaggio, come la Germania Ovest, e chi, come Francia, Belgio e Gran Bretagna, cercò una soluzione di compromesso, gareggiando senza bandiera né inno, sotto le insegne del CIO. Di questo secondo gruppo fece parte anche l'Italia, che per sciogliere il dilemma escogitò una formula definita "rifiuto politico e partecipazione sportiva".

A fare le spese di questo equilibrismo furono i non pochi atleti militari, i quali, essendo alle dirette dipendenze di uno stato fedele alle scelte dell'Alleanza Atlantica, dovettero restare a casa. Quanto ai civili, parteciparono ai Giochi a titolo individuale, trovando conforto nell'articolo 24 del regolamento olimpico.

La cerimonia d'inaugurazione

I sovietici, da parte loro, ostentarono una sprezzante indifferenza verso il boicottaggio, e il 19 luglio, nel rinnovato stadio Lenin, esibirono al mondo un'interminabile (4 ore) cerimonia di apertura, caratterizzata da splendide e fastose coreografie. A sfilare furono poco più di 5179 atleti (di cui 115 donne), circa 700 in meno rispetto alla precedente edizione olimpica, che pure aveva dovuto fare i conti con il boicottaggio africano.

Dal punto di vista organizzativo e della sicurezza filò tutto liscio: del resto per avere un pieno controllo della situazione le autorità avevano messo in atto imponenti misure di sicurezza, compresa la chiusura della città ai non residenti. Le due settimane dell'Olimpiade sarebbero state ricordate con una punta di rimpianto dai moscoviti, per via dell'insolita abbondanza di merci nei negozi.

Mosca 1980
Giochi della XXII Olimpiade

La sfida Coe-Ovett

Dal punto di vista sportivo gli effetti del boicottaggio furono particolarmente pesanti in determinate specialità, come il nuoto maschile, dove l'assenza degli statunitensi svuotò di valore gran parte delle medaglie assegnate. Il programma di atletica, nonostante le defezioni, offrì spunti di grandissimo interesse, a partire dalla doppia resa dei conti tra gli inglesi Sebastian Coe e Steve Ovett, i due padroni del mezzofondo mondiale, sempre attenti a incontrarsi il meno possibile. Curiosamente, sugli 800 m, distanza preferita dal posato Coe, si impose il sanguigno Ovett, e avvenne il contrario sui 1500 m, dove Ovett, dato per favorito, finì addirittura terzo, preceduto anche dal tedesco orientale Straub.

Altro splendido protagonista fu Miruts Yifter, etiope dall'età imprecisata, capace di vincere i 5000 e i 10000 m, ripetendo l'exploit riuscito nelle due precedenti Olimpiadi a Lasse Viren, che a Mosca corse i 10000 m senza lasciare il segno, mostrandosi irrimediabilmente avviato sul viale del tramonto.

Il tedesco orientale Waldemar Cierpinski, aggiudicandosi il secondo titolo olimpico consecutivo nella maratona, realizzò un'impresa riuscita fino ad allora, in tutta la storia dei Giochi, soltanto ad Abebe Bikila.

Le gare di atletica maschile

Medaglia d'oro, con primato del mondo, per il tedesco orientale Gerd Wessig nell'alto (2,36 m) e per il polacco Wladislaw Kozakiewicz nel salto con l'asta (5,78 m). Risultato straordinario anche quello del tedesco orientale Lutz Dombrowski, saltatore di pura potenza: 8,54 m nel salto in lungo; seconda misura di ogni tempo dopo il siderale 8,90 di Beamon a Città del Messico.

Nel salto triplo il sovietico Viktor Sanaev riuscì solamente a sfiorare il quarto oro olimpico consecutivo, finendo secondo dietro al connazionale Jaak Udmäe. Nel martello, specialità monopolizzata dai sovietici, Jurij Sedych impreziosì il suo secondo titolo olimpico consecutivo stabilendo il nuovo primato mondiale (m 81,80). Fallì invece il primato mondiale (ma solo a causa delle avverse condizioni atmosferiche) il decathleta britannico Daley Thompson, che all'età di ventidue anni vinse la sua prima Olimpiade. Si sarebbe ripetuto (questa volta con il record mondiale) quattro anni più tardi a Los Angeles.

Il nuoto soffre del boicottaggio

Nel nuoto maschile, le uniche medaglie d'oro ad assoluta prova di boicottaggio furono quelle conquistate dal russo Vladimir Salnikov nei 400 e nei 1500 m stile libero. Nella distanza più lunga Salnikov stabilì anche il nuovo record del mondo con il tempo di 14'58"27, primo uomo a scendere sotto i 15 minuti.

La superiorità dei ginnasti russi

Assente il Giappone, i sovietici non trovarono avversari in grado di impensierirli nella ginnastica maschile. Il biondo Aleksandr Ditjatin realizzò due exploit straordinari: si aggiudicò 8 medaglie, una per ogni specialità in programma, primo ginnasta capace di tanto durante una sola Olimpiade; inoltre fu il primo ginnasta maschio nella storia olimpica a raggiungere la perfezione in un esercizio, ottenendo un 10 nel cavallo con maniglie.

Grande protagonista, accanto a Ditjatin, fu Nikolaj Andrianov, che conquistò 2 medaglie d'oro (volteggio al cavallo, concorso generale a squadre), 2 d'argento (concorso generale individuale, corpo libero) e 1 di bronzo (sbarra). Andrianov concluse così la sua carriera con l'invidiabile bilancio di 15 medaglie (7 d'oro, 5 d'argento, 3 di bronzo) in 3 partecipazioni olimpiche.

Nel pugilato, nella categoria dei massimi il cubano Teofilo Stevenson si aggiudicò il suo terzo titolo olimpico consecutivo, superando (senza nessuna gloria, a dire il vero) il sovietico Pëtr Zaev.

Il torneo maschile di pallacanestro fu vinto dalla Jugoslavia, davanti all'Italia, che in semifinale aveva eliminato la favorita squadra sovietica; medaglia d'oro all'Unione Sovietica tra le donne. Doppietta sovietica nella pallavolo e titolo olimpico del calcio alla Cecoslovacchia, che superò in finale i campioni uscenti della Germania Est.

Le olimpiadi in rosa

Nel nuoto la Germania Est fece la parte del leone, aggiudicandosi 11 medaglie d'oro su 13. Ruppero l'egemonia solo l'australiana Michelle Ford negli 800 m stile libero e Lina Kacziusyte nei 200 rana, gara dove il podio fu tutto sovietico (come era accaduto a Montreal). Nell'invincibile rappresentativa tedesca orientale emersero soprattutto Barbara Krause, medaglia d'oro nei 100 e 200 m stile libero, e Rica Reinisch prima nei 100 e 200 m dorso.

La ginnastica femminile Anche in campo femminile prevalse l'Unione Sovietica, che incontrò una certa resistenza solo da parte della Romania. Il concorso generale individuale fu vinto dalla sovietica Elena Davydova, davanti a Nadia Comaneci.

Medagliere

Il bilancio finale vide un'affermazione senza precedenti dell'Unione Sovietica (favorita anche dal boicottaggio occidentale): 195 medaglie finirono al collo dei sovietici e di queste ben 80 furono d'oro. Straordinario anche il bottino della Germania Est che conquistò 126 titoli, di cui 47 d'oro. Al terzo posto la Bulgaria, che vinse 41 medaglie.

La rappresentanza italiana, incompleta per l'assenza degli atleti militari, si aggiudicò 8 medaglie d'oro (come Bulgaria e Cuba), 3 d'argento, 4 di bronzo; un risultato che andava ben oltre le più rosee previsioni e che le permise di piazzarsi a un più che onorevole quinto posto.

Mosca 1980
Giochi della XXII Olimpiade

L'oro sofferto di Pietro Mennea

Le gare di atletica furono prodighe di soddisfazioni anche per l'Italia, che raccolse 3 medaglie d'oro. Il fatto sorprese piacevolmente, e non bastò a spiegarlo l'assenza di molti protagonisti per colpa del boicottaggio; i nostri 3 ori vennero in gare dove non mancavano certo i concorrenti agguerriti, e le defezioni non parevano determinanti.

Il titolo olimpico più sofferto fu quello di Pietro Mennea, che si presentò a Mosca forte del primato mondiale dei 200 m (19"72) stabilito nel 1979 a Città del Messico, in occasione delle Universiadi. Ma le cose non si misero subito bene: nei 100 m (distanza su cui era sempre stato meno forte) il barlettano fu eliminato in semifinale. L'oro fu vinto dal poderoso scozzese Allan Wells, davanti al cubano Silvio Leonard e al bulgaro Petar Petrov.

A quel punto Mennea appariva molto sfiduciato e pessimista anche riguardo ai 200 m; tra coloro che lo spronarono vi fu anche Valerij Borzov, suo antico avversario. E l'azzurro diede confortanti segni di ripresa nelle fasi eliminatorie, dominando la propria semifinale. In finale gli toccò la corsia più "scomoda", l'ottava. Partì male, come gli accadeva spesso, e a metà gara si trovava ancora in quinta posizione; a quel punto parve innestare un'altra marcia, iniziando una rimonta prodigiosa che lo portò a superare, uno dopo l'altro, i quattro avversari davanti a lui.

L'ultimo a essere riacciuffato, proprio sul traguardo, fu Allan Wells, che finì staccato di 2 centesimi: 20"21 contro i 20"19 di Mennea. Al terzo posto si piazzò il giamaicano Don Quarrie. Pietro Mennea centrò così un obiettivo perseguito con ostinazione sin dalle Olimpiadi di Monaco, nel 1972. È vero che a Mosca non si trovò di fronte avversari americani, ma onestamente occorre dire che in quel periodo la scuola statunitense dello sprint non esprimeva alcun campione imbattibile.

La splendida vittoria di Sara Simeoni

Coronamento di una carriera eccezionale fu anche la medaglia d'oro di Sara Simeoni nel salto in alto. Come Mennea, anche l'atleta veronese si presentò a Mosca da primatista del mondo: 2,01 m la misura da lei raggiunta poco meno di due anni prima. Per la medaglia d'oro si profilava ancora un duello con Rosemarie Ackermann, che aveva battuto l'azzurra a Montreal; ma questa volta la tedesca orientale si fermò alla quota di 1,91 m.

A 1,94 m erano rimaste in gara, oltre alla Simeoni, la polacca Urszula Kielan e la tedesca orientale Jutta Kirst. L'italiana fu però l'unica a superare l'asticella a 1,97 m. Quattro anni più tardi, a Los Angeles, Sara Simeoni, alla sua quarta Olimpiade, avrebbe vinto la seconda medaglia d'argento, dopo quella di Montreal. Escluse le vittorie della Simeoni nell'alto e della cubana Maria Colon nel giavellotto, a Mosca i titoli olimpici dell'atletica femminile furono una questione riservata tra Unione Sovietica e Germania Est.

Damilano conquista la 20 km

Delle 3 medaglie d'oro dell'atletica italiana la meno attesa fu quella di Maurizio Damilano nella 20 km di marcia. A 3 km dall'arrivo l'azzurro si trovava in terza posizione, dietro il messicano Daniel Bautista e il russo Anatolij Solonin. Già ammoniti per andatura irregolare, entrambi incorsero però nella squalifica, e Damilano si poté godere un arrivo solitario tra gli applausi dell'enorme stadio Lenin. Una decina di minuti più tardi tagliò il traguardo un marciatore che somigliava incredibilmente al vincitore: era il gemello Giorgio, undicesimo classificato. Maurizio Damilano, dopo il trionfo olimpico raggiunto a soli ventitré anni, avrebbe continuato una carriera ad altissimo livello, conquistando tra l'altro 2 bronzi olimpici a Los Angeles nel 1984 e a Seul nel 1988.

Oliva nel pugilato

Nel torneo di pugilato dominato dai cubani (6 ori) il napoletano Patrizio Oliva conquistò la medaglia d'oro nei superleggeri, prendendosi la rivincita sul sovietico Serik Konakbaev, dal quale era stato sconfitto con un verdetto molto contestato nella finale dei Campionati europei. Oliva ebbe anche la soddisfazione di vedersi assegnare anche la Coppa Baker quale miglior pugile del torneo a prescindere dalla categoria.

Gli ori azzurri

In ordine temporale la prima medaglia d'oro fu conquistata dal toscano Luciano Giovannetti nel tiro a volo, fossa olimpica (198 centri su 200). Un altro napoletano, oltre al già ricordato Oliva, salì sul gradino più alto del podio in uno sport di combattimento: fu Claudio Pollio, medaglia d'oro nella lotta libera, categoria minimosca. Per poter partecipare ai Giochi di Mosca il judoka bresciano Ezio Gamba si era addirittura congedato dall'Arma dei Carabinieri: scelta oculata, visto che, nonostante un ginocchio gonfio, vinse (nella categoria fino a 71 kg) il primo titolo olimpico del judo italiano.

In contrasto con la Federazione degli Sport Equestri, che aveva deciso di rinunciare all'Olimpiade, erano partiti per Mosca i cavalieri del completo: ritornarono a casa con la medaglia d'oro dell'individuale per merito del triestino Federico Euro Roman, e quella d'argento nel completo a squadre (Federico Euro Roman, Mauro Roman, Marina Schiocchetti, Anna Casagrande).

Le altre medaglie

Oltre ai cavalieri e ai cestisti, conquistarono l'argento gli schermidori della squadra di sciabola (Michele Maffei, Mario Aldo Montano, Marco Romano, Ferdinando Meglio, Giovanni Scalzo). Le 4 medaglie di bronzo vennero dalla staffetta 4x400 m maschile di atletica leggera (Stefano Malinverni, Mauro Zuliani, Roberto Tozzi, Pietro Mennea), dall'arciere Giancarlo Ferrari, dall'inossidabile Giorgio Cagnotto nei tuffi dal trampolino, dai velisti Giorgio Gorla e Alfio Peraboni nella classe Star.

Mosca 1980
Giochi della XXII Olimpiade

mosca 1980 Per avere una panoramica completa delle immagini della XXII olimpiade vai alla pagina ufficiale del CIO.

Foto

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L'atleta britannico Sebastian Coe conquista la medaglia d'oro nella corsa dei 1500 m piani; alle sue spalle, il connazionale Steve Ovett, altro grande interprete del mezzofondo mondiale all'inizio degli anni Ottanta, guadagna la medaglia di bronzo. Coe si ripetè quattro anni dopo alle Olimpiadi di Los Angeles.

Mosca 1980
Giochi della XXII Olimpiade

Durante la cerimonia di apertura la rappresentanza azzurra suscitò un certo divertimento tra gli spettatori sfilando sotto l'insegna Coni, traslitterata in cirillico e scritta a caratteri maiuscoli; "coni" in russo significa cavalli.

Aleksandr Dityatin, ginnasta sovietico, vinse ben 6 medaglie nello stesso giorno, in quanto aveva raggiunto la finale in tutte e sei le specialità della sua disciplina e il regolamento prevedeva che queste si sarebbero dovute tenere tutte nel corso di un'unica giornata.

Il presidente del CIO, lord Killanin, cercò invano una soluzione per evitare il boicottaggio delle nazioni del blocco occidentale. Tra le soluzioni proposte anche quella di un'edizione dei Giochi completamente 'denazionalizzata', nel senso che tutti i paesi avrebbero sfilato sotto la bandiera olimpica, gli inni e i vessilli nazionali sarebbero stati accantonati e le vittorie sarebbero state celebrate in nome del proprio Comitato olimpico e non del proprio paese. Ma la proposta non fu accolta.

A Mosca 1980 ci furono degli arbitraggi smaccatamente a beneficio dei padroni di casa. Si vociferò persino di manovre misteriose, come l'apertura di certi enormi portoni-sfiatatoi dello stadio olimpico quando erano di turno nelle prove di lancio gli atleti sovietici, che di fatto vinsero l'oro in tutte e quattro le specialità. Ma aonor del vero non furono mai trovati elementi oggettivi che suffragassero questo sospetto.