La storia delle Olimpiadi

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Sydney 2000
Giochi della XXVII Olimpiade

"Sono orgoglioso e felice di dichiarare che voi avete donato al mondo i migliori Giochi Olimpici della storia": con queste parole Juan Antonio Samaranch, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, celebrò la chiusura delle Olimpiadi (svoltesi tra il 15 settembre e il primo ottobre) di fronte ai 100 mila spettatori dell'Arena di Sydney e alle centinaia di milioni di persone collegate nel resto del mondo.

Una frase soltanto di rito? Samaranch aveva già in precedenza espresso un simile apprezzamento, con la significativa eccezione delle Olimpiadi di Atlanta, ma ciò non toglie che l'Australia avesse organizzato, in sette anni di intensi preparativi, una manifestazione esemplare: strutture sportive all'avanguardia, servizi eccellenti, perfetta copertura radio-televisiva e, per la prima volta in modo significativo, anche informatica: nulla venne lasciato al caso.

Le olimpiadi riguadagnano fiducia

Uno straordinario successo sportivo e d'immagine, grazie anche alla scelta di non piegarsi con smaccata condiscendenza alle esigenze degli sponsor. L'ottima ospitalità della città australiana e il clima di autentica festa ridiedero fiducia alla manifestazione, compromessa in seguito agli eccessi e alle polemiche velenose di Atlanta: i 6 milioni e 700 mila biglietti venduti a oltre un milione di visitatori non lasciarono dubbi sull'interesse e l'entusiasmo della gente.

Impresa notevolissima, tenendo conto delle enormi difficoltà di gestione di un evento di tale portata e contando anche che le Olimpiadi di Sydney poterono vantare il primato della più alta partecipazione della storia dei Giochi: 10651 atleti (di cui 4069 donne e 6582 uomini) provenienti da 199 nazioni diverse, impegnati in 28 sport e 300 discipline.

Le innovazioni furono anche di carattere sportivo: prima volta per pedana elastica, taekwondo e tuffo sincronizzato; debutto anche per pentathlon, salto con l'asta, pallanuoto e sollevamento pesi femminili.

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Giochi della XXVII Olimpiade

La questione del doping

Le Olimpiadi di Sydney saranno anche ricordate per le polemiche sul doping. I controlli rigidissimi e costanti (in totale 3600 test effettuati), se da una parte assicurarono la regolarità delle prestazioni degli atleti, d'altro canto misero a nudo lo stato di malessere dello sport, con il ritiro di ben 5 medaglie per doping. Per la prima volta in una manifestazione olimpica, furono applicati test per rilevare l'Epo (Eritroproietina) nel sangue. Il caso più clamoroso coinvolse Andreea Raducan, giovane atleta rumena squalificata e privata dell'oro a causa di una medicina per il raffreddore, classificata tra i prodotti vietati.

L'atletica e Marion Jones, regine dei giochi

Al di là della cornice, il vero protagonista fu lo sport, celebrato con gare di straordinaria intensità. Prima attrice assoluta fu l'atletica, che solo alle Olimpiadi trova la sua vera dimensione di regina dello sport. I 100 metri, disciplina che fissa nella leggenda l'uomo e la donna più veloci del mondo, videro il dominio, previsto ma comunque spettacolare, dell'americano Maurice Greene (medaglia d'oro anche nella 4x100) con 9"87 e di Marion Jones con 10"75.

La Jones fu protagonista di un tentativo straordinario: la conquista di cinque medaglie d'oro, nel corso di un'unica Olimpiade. L'impresa si fermò a quota tre ori: impostasi anche nei 200 metri e nella staffetta 4x400, si dovette accontentare del bronzo nella staffetta 4x100 e nel salto in lungo, discipline vinte rispettivamente dalle Bahamas e dalla tedesca Heike Drechsler (argento per l'italiana Fiona May). I successi di Marion Jones le ritagliarono ugualmente un posto d'onore nella storia dell'atletica.

La vittoria della Freeman vale più di un oro

Nei 200 metri maschili il greco Konstantinos Kenteris, con il tempo di 20"09, si impose sui favoriti Darren Campbell e Ato Bolton (alla sua seconda delusione, dopo l'argento nei 100 metri), spezzando il monopolio degli atleti di colore nelle gare veloci. Nei 400 metri la vittoria andò a Michael Johnson (alla sua ultima gara olimpica), l'eroe di Atlanta grazie allo strepitoso record nei 200 metri, e a Cathy Freeman, atleta australiana di sangue maori. La sua vittoria assunse la forza del simbolo dell'integrazione e dell'orgoglio razziale, considerato anche che fu proprio lei a portare la fiaccola olimpica nello stadio la sera dell'inaugurazione.

Nel salto in lungo maschile il cubano Ivan Pedroso vinse la medaglia d'oro con un salto di 8,55 m. Deluse nel salto in alto Javier Sotomayor (Cuba), giunto alle Olimpiadi accompagnato da strascichi polemici e in uno stato di forma non ottimale; la vittoria andò al russo Sergey Kliugin.

Fondo e mezzofondo: Gebresilasie si ripete

Dominio assoluto, ma si trattò solo dell'ennesima conferma di una superiorità indiscussa, degli atleti africani nel fondo e mezzofondo: i kenyani Noah Kiprono Ngenyi e Reuben Kosgei vinsero rispettivamente i 1500 metri piani e i 3000 siepi, gli etiopi Haile Gebresilasie e Millon Wolde i 10000 e i 5000.

Non altrettanto solido il dominio delle atlete africane: se i 1500 andarono all'algerina Nouria Benida Merah e i 10000 all'etiope Derartu Tulu, i 5000 furono conquistati dalla rumena Gabriela Szabo. Negli 800 femminili si impose la mozambicana Lurdes Mutola, salita sul podio insieme a due europee; nella gara maschile la vittoria arrise al tedesco Nils Schumann. Nelle gare a lunga percorrenza, vittoria dell'etiope Gezahng Abera e della giapponese Naoko Takahashi nella maratona, doppietta del polacco Robert Korzeniowski nella 20 e nella 50 chilometri di marcia.

Van Den Hoogenband domina il nuoto veloce

Il nuoto diede vita a gare di elevata intensità, grazie alle straordinarie prestazioni di Ian Torphe, Inge De Bruijn, Pieter van den Hoogenband e per la prima volta anche degli italiani. Nei 100 metri stile libero vittoria a sorpresa proprio di Pieter van den Hoogenband (Olanda), capace di mettere dietro sia Alexander Popov (vittorioso nei 100 e nei 50 ad Atlanta) che Gary Hall Jr. Ancora van den Hoogenband si aggiudicò i 200 stile libero, infilando così una strepitosa doppietta; sul podio salirono anche Ian Thorpe (Australia) e un ottimo Massimiliano Rosolino (bronzo). Nei 50 metri stile libero, la gara di nuoto più veloce in assoluto, doppio oro per gli Stati Uniti grazie al tempo identico di Anthony Ervin e Gary Hall Jr.

Thorpe, Rosolino e Fioravanti, le nuove leve

Ian Thorpe si impose nei 400 metri stile libero, seguito da Rosolino, capace invece di vincere nei 200 misti. Sempre Ian Thorpe, alla testa della squadra della staffetta 4x100, aggiunse un altro oro nel ricco paniere dell'Australia. Nei 400 misti vittoria per Tom Dolan (Usa). Storica la doppietta di Domenico Fioravanti (in assoluto il primo italiano a vincere una medaglia d'oro nel nuoto) nei 100 e 200 metri rana, frutto di una superiorità indiscussa nella disciplina; da ricordare anche il prezioso bronzo nei 200 rana ottenuto da Davide Rummolo.

Nel settore femminile, protagonista assoluta fu l'olandese Inge De Bruijn, vincitrice nei 100 metri stile libero, nei 100 farfalla e nei 50 stile libero. Due vittorie per l'americana Brooke Bennet, nei 400 e 800 stile libero, e due ori, ma nelle prove di squadra della staffetta, anche per la connazionale Dara Torres, sul podio in molte altre gare (due argenti, un bronzo). Nel computo totale del medagliere del nuoto, nonostante l'ascesa di Olanda, Italia e Australia, il dominio degli Stati Uniti restò comunque netto.

Ginnastica senza protagonisti

Nella gare di ginnastica trovò conferma l'impressione già provata ad Atlanta, ovvero quella della mancanza di un fuoriclasse capace di concentrare attenzione ed entusiasmo su di sé. La ginnastica si era ormai trasformata in uno sport di specializzazione estrema, dominato dagli atleti di Cina, Russia e Romania, allenati con cura maniacale per imporsi in una singola esibizione. La vittoria di squadra andò appunto alla Cina per gli uomini e alla Romania per le donne, nonostante il caso di doping scoppiato intorno ad Andreea Raducan; vincitore generale della categoria maschile fu Alexei Nemov, forse l'atleta più completo nelle diverse specialità.

Il dream team fatica

Gli sport di squadra invece riservarono sorprese e vittorie sul filo del rasoio. Il Dream Team americano, sebbene ancora in grado di conquistare la medaglia d'oro, non seppe dominare il torneo di pallacanestro come suo solito, tanto da rischiare la clamorosa eliminazione in semifinale contro la fortissima Nazionale lituana. Molto incerto fu anche il torneo di pallavolo, vinto dalla Jugoslavia nella finale contro la Russia; il terzo posto ottenuto dalla formazione azzurra lasciò una grande delusione per l'occasione mancata.

La consacrazione del calcio africano

Nella pallavolo femminile l'oro andò alla Nazionale cubana. Nel calcio la talentuosa squadra del Camerun seppe imporsi sulla Spagna in una finale elettrizzante e combattuta, conclusa ai rigori in seguito al 2-2 dei tempi regolamentari. Dopo la vittoria della Nigeria ad Atlanta, il successo del Camerun nelle Olimpiadi del 2000 fu il sigillo che impose il calcio africano ai vertici mondiali.

Nel baseball, storica vittoria degli Stati Uniti sulla Nazionale cubana, l'avversaria più agguerrita dei campioni statunitensi e capace già ad Atlanta di sconfiggere in finale i padroni di casa. Rocambolesco a dir poco fu il successo degli Usa nel softball, strappato con continue rimonte e vittorie al rotto della cuffia.

Il tennis, dall'apertura alla partecipazione olimpica anche per i professionisti, fu terreno di caccia dei campioni ATP: il singolare maschile diede l'oro a Eugueni Kafelnikov, quello femminile a Venus Williams.

Se il pugilato cubano rimase competitivo e vincente, come dimostra la conquista di quattro ori (da ricordare almeno la vittoria di Felix Savon nella categoria 91 chilogrammi), ai Giochi australiani si confermarono in netta fase di crescita anche la boxe russa e quella kazaka.

Paola Pezzo, l'acuto del ciclismo azzurro

Jan Ullrich (Germania) ha vinto la medaglia d'oro della gara di ciclismo su pista; nelle competizioni tradizionali in bicicletta gli Azzurri hanno ottenuto risultati mediocri. L'unico acuto è stato quello di Paola Pezzo, per la seconda volta consecutiva medaglia d'oro nella mountain bike.

Medagliere

Come da pronostico, mattatori del medagliere furono gli Stati Uniti con 97 medaglie (39 d'oro, 25 d'argento e 33 di bronzo), seguiti da Russia con 88 medaglie (32 d'oro, 28 d'argento e 28 di bronzo) e Cina con 59 (28 d'oro, 16 d'argento e 15 di bronzo). Ottima la prova di Australia, quarta con 58 medaglie (16 d'oro, 25 d'argento e 17 di bronzo) e Francia (sesta con 13 ori, 14 argenti e 11 bronzi); decisamente positivo anche il settimo posto degli atleti azzurri, capaci di salire per ben 13 volte sul gradino più alto del podio (più 8 argenti e 13 bronzi).

Giochi paraolimpici

In virtù di un accordo intercorso tra il CIO e il Comitato Paraolimpico Internazionale (IPC), a partire dall'edizione australiana la città ospitante dei Giochi olimpici è tenuta ad organizzare anche la competizione paraolimpica.

I Giochi Paraolimpici australiani furono eccezionali dal punto di vista organizzativo, con più di un milione di biglietti venduti e un record di circa 2.300 rappresentanti dei media sul posto per coprire i Giochi.

Le paraolimpiadi furono inaugurate il 18 ottobre con un tripudio di colori e di festa, con gli atleti allineati nelle prime file del campo di gioco dentro lo Stadium Australia.

I 3.881 atleti gareggiarono in 18 diversi sport. A rubare la scena nel medagliere finale furono proprio gli atleti di casa, che si aggiudicarono un totale complessivo di 149 medaglie di cui 63 d'oro. La Gran Bretagna tenne il passo, finendo seconda nel medagliere, seguita da Canada, Spagna e Stati Uniti. Gli atleti italiani ben figurarono ai Giochi australiani, vincendo un totale di 27 medaglie, 9 delle quali d'oro.

Le performance migliori furono segnate dall'atleta britannica Tanni Grey-Thompson che vinse ben quattro medaglie d'oro nei 100m, 200m gare, 400m e 800m su sedia a rotelle. Jason Wening, nuotatore degli Stati Uniti, vinse la sua terza medaglia d'oro consecutiva nei 400m stile libero, rompendo il proprio record del mondo.

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Lo sport italiano rinasce a Sydney

L'Italia dovette affrontare la realtà di uno sport nazionale (calcio escluso) in crisi economica e organizzativa, rivelatosi incapace di dare buoni esiti in molte delle specialità sportive solitamente fruttifere di successi, quali la pallavolo, la pallanuoto, il ciclismo. Ma i timori per una spedizione olimpica fallimentare furono presto superati dalla sorprendente realtà dei fatti: 13 ori, 8 argenti, 13 bronzi. Un bottino di tutto rispetto, in linea con gli ottimi risultati del 1996, anche grazie al boom di atleti giovanissimi e all'altezza degli avversari più quotati.

Il nuoto, come già visto, fu ricco di vittorie, grazie a Fioravanti e Rosolino; il judo (un oro e tre bronzi) mise in luce il talento e la tecnica di Giuseppe Maddaloni, capace di vincere per ippon anche in finale. Il ciclismo, nonostante le aspettative deluse da Silvio Martinello (bronzo) e ancora di più da tutto il resto del settore maschile, portò comunque un oro per la corsa a punti, con Antonella Bellutti, e uno per il cross con la già citata Paola Pezzo.

La vela, solitamente avara di gioie per i colori azzurri, diede grandi soddisfazioni grazie al successo di Alessandra Sensini nella categoria Mistral. Se il tiro al bersaglio segnò il passo (un argento e un bronzo, dopo i due ori di Atlanta), la scherma non tradì le attese: Valentina Vezzali dominò il fioretto individuale e si ripeté con le compagne Trillini e Bianchedi nel fioretto di squadra; Mazzoni, Milanoli, Randazzo e Rota strapparono invece la medaglia d'oro a una Francia agguerritissima, dopo aver vinto in rimonta la semifinale al cardiopalmo con la Corea. Oltre agli ori, la scherma fruttò anche due bronzi.

Buoni anche i risultati degli sport su acqua, con il successo di Antonio Rossi e Bonomi nel 1000 metri k2 e di Josefa Idem nel 500 metri k1 femminile; sul gradino più alto del podio anche il 4 di coppia del canottaggio composto da Sartori, Galtarossa, Raineri e Abbagnale, erede e continuatore della straordinaria storia sportiva della sua famiglia.

L'argento di Fiona May nel salto in lungo non poté invece che rientrare nelle delusioni: dopo aver sfiorato l'oro già ad Atlanta e averlo perso per una difficile e discussa decisione dei giudici, il secondo argento consecutivo assunse il sapore amaro della beffa. L'atletica azzurra fu comunque pressoché inesistente, rinunciataria e dimessa: sintomo di una situazione deficitaria e dell'incapacità di allenare atleti competitivi.

Lo sport di squadra non dà soddisfazioni

Altrettanto deludente fu la spedizione delle squadre di pallavolo maschile (bronzo), pallanuoto e calcio, sbarcate in Australia per fare bottino pieno. Fallimentare la prova dei calciatori azzurri campioni d'Europa, eliminati dalla Spagna, poi giunta seconda.

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sydney 2000 Per avere una panoramica completa delle immagini della XXVII olimpiade vai alla pagina ufficiale del CIO.

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L'atleta statunitense Maurice Greene, medaglia d'oro nei 100 metri e nella staffetta 4x100.

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Fra gli sport in programma in Australia furono introdotti il triathlon e il taekwondo, mentre pentathlon moderno e sollevamento pesi, finora territorio esclusivo degli uomini, ammisero per la prima volta le donne. Delle 32 discipline, dunque, 28 erano aperte alle gare femminili. I Giochi australiani aggiunsero un nuovo titolo al già ricco palmarès di Steven Redgrave che con l'equipaggio inglese del quattro senza vinse, a oltre quarant'anni e tormentato dal diabete, la quinta medaglia d'oro in cinque Olimpiadi consecutive.

Scelta coraggiosa del CONI per la cerimonia di apertura. Nonostante infatti la folta presenza di campioni con medaglie, il Comitato azzurro scelse come portabandiera il giocatore di pallacanestro Carlton Myers, della Fortitudo Bologna, un ragazzo di colore nato a Londra, ma cresciuto alla scuola cestistica di Rimini prima di trovare la dimensione internazionale come stella della squadra bolognese e diventare campione d'Europa a Parigi con la nazionale italiana allenata da Boscia Tanjevic.

La campionessa serba di tennis Monica Seles, vinse la medaglia di bronzo gareggiando con i colori degli Stati Uniti, sua patria d'adozione.

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