La storia delle Olimpiadi

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Seul 1988
Giochi della XXIV Olimpiade

Dopo tre edizioni sminuite da boicottaggi incrociati, a Seul i Giochi Olimpici tornarono a essere un avvenimento davvero universale. Eppure la designazione della capitale sudcoreana come sede olimpica non era certo sembrata, da parte del CIO, una mossa distensiva. La penisola di Corea, divisa in due stati ferocemente ostili tra loro, rappresentava in assoluto uno dei luoghi di confronto più aspro tra Est e Ovest; inoltre, la stessa situazione interna della Corea del Sud era tutt'altro che tranquillizzante, con periodiche manifestazioni antigovernative da parte degli studenti e durissime risposte della polizia.

È comprensibile dunque che, viste le ultime brutte esperienze, si guardasse ai Giochi di Seul con una certa apprensione. Invece, grazie alla svolta in senso democratico imposta alla società sovietica da Michail Gorbaciov e al conseguente mutamento del clima politico internazionale, molte delle tensioni che si addensavano intorno alla manifestazione olimpica svanirono. Il temuto fenomeno del boicottaggio si ridusse a dimensioni modeste: alla defezione attesa, e quasi... doverosa, della Corea del Nord, si aggiunsero quelle di Cuba, Albania ed Etiopia.

In concomitanza con l'appuntamento delle Olimpiadi, cessarono temporaneamente anche le manifestazioni studentesche, che avevano infuriato sino a qualche settimana prima. Fu dunque una Seul pacificata (sia pure con 36.000 poliziotti e 200.000 volontari a garantire l'ordine), quella dove il 17 settembre si aprì l'Olimpiade che poté contare sulla presenza di quasi 8400 atleti, in rappresentanza di 159 Comitati olimpici.

La cerimonia d'apertura

La cerimonia inaugurale, caratterizzata dalla commistione di motivi tradizionali (come il combattimento di guerrieri contro draghi di cartapesta) e trovate di moderna tecnologia, culminò nell'accensione del braciere olimpico da parte di Soon Kee-Chung, l'atleta coreano che, gareggiando sotto i colori dell'occupante giapponese con il nome di Kitei Son, aveva vinto la maratona dei Giochi di Berlino nel 1936. Sotto il profilo normativo la grande novità di Seul 1988 fu l'apertura totale ad atleti dichiaratamente professionisti, come i protagonisti del torneo di tennis, reintrodotto nel programma olimpico dal quale era stato escluso dopo i Giochi di Parigi del 1924. Crescente il peso finanziario della televisione, la quale impose per gli avvenimenti di maggiore interesse (finali di specialità molto seguite) un orario tra le 10 e 11 mattutine della Corea, corrispondenti al tardo pomeriggio per gli Stati Uniti.

Seul 1988
Giochi della XXIV Olimpiade

Esplode il problema del doping

A Seul, per la prima volta, finì sotto i riflettori un problema grave, quello del doping, che aveva accompagnato il movimento olimpico sin dai suoi inizi, e si era evoluto insieme a esso. Il destino volle che a essere pescato con le mani nel sacco fosse l'autore della più grande impresa vista ai Giochi, il canadese di origine giamaicana Ben Johnson. Stabilendo il formidabile record mondiale di 9"79, Johnson vinse i 100 m più veloci della storia, davanti a Carl Lewis (9"92) e al britannico Linford Christie (9"97), anch'egli nato in Giamaica.

Dopo meno di due giorni Ben Johnson passò da eroe a bandito: la sensazionale notizia che era stato trovato positivo all'esame antidoping fece in un batter d'occhio il giro del mondo, rilanciata da agenzie di stampa, televisioni, radio. L'imputato si dichiarò innocente, ma dovette abbandonare Seul in tutta fretta, lasciando la medaglia d'oro e l'onore del nuovo primato mondiale a Carl Lewis. Un anno dopo avrebbe confessato la sua colpa, e nel 1990, graziato dalla Federazione internazionale, sarebbe tornato alle gare, senza più raggiungere altissimi livelli. Probabilmente grazie a controlli condotti meglio rispetto ad altre occasioni, furono scoperti e squalificati per doping anche cinque pesisti, due pentathleti, un lottatore e un judoka.

Carl Lewis si ferma a due ori

Carl Lewis, che puntava a riconfermare i 4 titoli olimpici di Los Angeles si fermò a metà strada: oltre ai cento metri, nel lungo "il Figlio del Vento" trionfò con un formidabile 8,72 m, ma nei 200 fu battuto dal connazionale Joe De Loach, e nella 4x100 (vinta dall'Unione Sovietica) la staffetta americana fu squalificata per cambio irregolare.

Del resto fu piuttosto lunga la lista dei grandi delusi: Edwin Moses, solo terzo nei 400 ostacoli, preceduto da un altro americano, André Phillips e dal senegalese Amadou Dia Ba; Said Aouita, dato per favorito nelle gare del mezzofondo veloce, si dovette invece accontentare di un bronzo negli 800 m piani e si ritirò per uno strappo nei 1500; il decathleta Daley Thompson, fuori dal podio nella gara che avrebbe potuto dargli il terzo titolo olimpico consecutivo; mancò per un soffio la terza medaglia d'oro il martellista sovietico Jurij Sedych, superato dal connazionale Sergej Litvinov, ex eterno secondo.

L'azzardo vincente di Bubka

Tenne fede al pronostico, ma correndo qualche rischio, il sovietico Sergej Bubka, il più grande saltatore con l'asta di tutti i tempi. Fedele alla sua abituale tattica di gara, Bubka giocò d'azzardo: "passò" (rifiutò) i 5,75 m, facendo porre l'asticella direttamente a 5,90; fallì però i primi due tentativi a questa quota, e riuscì ad acciuffare la medaglia d'oro solo al terzo. Insieme a lui salirono sul podio, nell'ordine, i connazionali Rodion Gataullin (5,85) e Grigorij Egorov (5,80).

Biondi e Louganis, i re della vasca

Tra gli uomini lo statunitense Matt Biondi conquistò 5 medaglie d'oro (50 e 100 m stile libero, staffette 4x100 e 4x200 stile libero e 4x100 mista) 1 d'argento e 1 di bronzo. Stupì non poco l'impresa di Vladimir Salnikov, il quale alla veneranda (per il nuoto) età di 28 anni riconquistò nei 1500 m il titolo olimpico già suo a Mosca nel 1980.

Dopo l'impresa di Los Angeles, Greg Louganis ottenne ancora una doppia vittoria nelle gare di tuffi, dominando sia il trampolino che la piattaforma, nonostante si trovasse a concorrere con avversari molto più giovani di lui. Louganis è stato il primo a vincere entrambe le gare di tuffi in due Olimpiadi consecutive.

Gli imbattibili ginnasti russi

Nella ginnastica l'Unione Sovietica, assente a Los Angeles, tornò a dettare legge. In campo maschile, oltre a vincere il completo generale a squadre, piazzò tre suoi rappresentanti ai primi tre posti nel completo generale individuale. Nell'imbattibile squadra sovietica emerse Vladimir Artëmov, vincitore di 4 medaglie d'oro e di una d'argento.

Il ritorno del tennis ai Giochi

Gare di grande qualità per il torneo di tennis, finalmente riammesso come disciplina olimpica dopo molti anni: la tedesca Steffi Graf si impose tra le donne, mentre il cecoslovacco Miroslav Mecir ottenne il successo in campo maschile. Il torneo di calcio vide il successo dell'Unione Sovietica, che superò in finale il Brasile. L'Italia giunse quarta, ma si segnalò soprattutto per una memorabile sconfitta per 4-0 contro lo Zambia nella fase eliminatoria. I sovietici conquistarono la medaglia d'oro anche nella pallacanestro maschile, mentre dovettero arrendersi agli statunitensi nella pallavolo maschile.

Le olimpiadi in rosa

Tra le donne l'Unione Sovietica (vincitrice del concorso generale a squadre) trovò una buona resistenza da parte delle tradizionali avversarie romene, capitanate da Daniela Silivas, prima nel corpo libero, nelle parallele asimmetriche e nella trave, ma superata per 25 millesimi di punto dalla russa Elena Susunova nel concorso generale individuale.

In piscina imperversò la tedesca orientale Kristine Otto, vincitrice di 6 medaglie d'oro (50 e 100 m stile libero, 100 m farfalla, 100 m dorso, staffette 4x100 stile libero e 4x100 mista), e si affacciò prepotentemente alla ribalta l'ungherese Krisztina Egerszegi, seconda nei 100 m dorso e prima nei 200 m dorso, distanza sulla quale avrebbe confermato il proprio titolo olimpico nel 1992 a Barcellona e nel 1996 ad Atlanta.

La Griffith, regina della velocità e delle copertine

In campo femminile autentica mattatrice fu la statunitense Florence Griffith , che si aggiudicò 3 medaglie d'oro (100 e 200 m piani, staffetta 4x100) e 1 d'argento (staffetta 4x400). Nell'occasione Florence Griffith stabilì il primato mondiale dei 200 m (21"34), ma non tenne la scena soltanto per motivi tecnici: i lunghi capelli, le smisurate unghie dipinte nei colori più vistosi, le tutine sgargianti e di dimensioni molto ridotte ne fecero il personaggio ideale per le copertine delle riviste di tutto il mondo.

Nei 10000 m femminili (appena introdotti) si assistette al dramma sportivo della norvegese Ingrid Kristiansen: come da pronostico stava dominando la gara, quando stramazzò sulla pista per l'improvviso riacutizzarsi di un vecchio malanno muscolare. Le prove del mezzofondo misero in luce lo strapotere degli atleti africani, ai quali, dagli 800 m ai 10000 m, non sfuggì neppure una medaglia d'oro.

Medagliere

L'Unione Sovietica prevalse nella classifica generale per nazioni, con 55 medaglie d'oro, 31 d'argento e 46 di bronzo; ma la vera notizia fu il terzo posto degli Stati Uniti, superati anche dalla Germania Est (102 medaglie per i tedeschi e "solo" 94 per gli americani). Nessuno avrebbe potuto pensare che quattro anni più tardi, a Barcellona, Unione Sovietica e Germania Est non avrebbero portato alcuna rappresentanza, semplicemente perché non sarebbero più esistite come stati. Con il ritorno dei paesi dell'Europa orientale, il medagliere dell'Italia si ridimensionò notevolmente rispetto a Los Angeles: 6 medaglie d'oro, 4 d'argento e 4 di bronzo.

Seul 1988
Giochi della XXIV Olimpiade

La maratona di Bordin

Il prestigio dell'Italia fu tenuto alto dal veneto Gelindo Bordin, splendido vincitore della maratona, la gara conclusiva dei Giochi. Ottant'anni dopo la sfortunata vicenda di Dorando Pietri, Bordin riuscì a conquistare la medaglia d'oro nella prova più epica del programma olimpico, sgretolando la resistenza di due grandi specialisti africani quali il keniano Douglas Wakiihuru e il gibutiano Houssein Ahmed Saleh, finiti rispettivamente secondo e terzo. L'immagine del fondista italiano, piegato a baciare la pista subito dopo aver tagliato il traguardo, sarebbe rimasta come una delle più intense dell'Olimpiade coreana.

Il bottino dell'atletica azzurra fu completato dall'argento conquistato dal palermitano Salvatore Antibo nei 10000 m (alle spalle del marocchino Moulay Boutayeb) e dal bronzo dell'eterno Maurizio Damilano, nella 20 km di marcia.

Le altre vittorie italiane

Dei molti episodi incresciosi che si verificarono durante il torneo di pugilato (non mancò neppure un'aggressione a un arbitro da parte dei secondi di un pugile coreano) anche l'Italia ebbe motivo di lamentarsi, per un verdetto assai discutibile che danneggiò il superwelter Vincenzo Nardiello, opposto (guarda caso) al sudcoreano Park Si-Hun. Grande soddisfazione invece per la medaglia d'oro conquistata dal peso piuma Giovanni Parisi, che in finale mise KO il romeno Daniel Dumitrescu.

Tenendo conto che, per la prima volta dopo Monaco 1972, la concorrenza era al livello più alto possibile, il risultato fu soddisfacente. In grande crescita si mostrò il canottaggio azzurro, che al secondo oro olimpico consecutivo degli inattaccabili Carmine e Giuseppe Abbagnale (con il timoniere Di Capua) affiancò la vittoria del quattro di coppia, il cui capovoga era un terzo fratello Abbagnale, Agostino. Ecco tutti i componenti dell'arma vincente: Piero Poli, Gianluca Farina, Davide Tizzano, Agostino Abbagnale.

Buone notizie anche dalla scherma: oro per Stefano Cerioni nel fioretto individuale maschile; argento per la squadra femminile di fioretto (Dorina Vaccaroni, Margherita Zalaffi, Francesca Bortolozzi, Lucia Traversa, Annapia Gandolfi); bronzo per Giovanni Scalzo nella sciabola individuale e per la squadra di sciabola (Giovanni Scalzo, Marco Marin, Gianfranco Dalla Barba, Ferdinando Meglio, Massimo Cavaliere). Nella lotta greco-romana Vincenzo Maenza si confermò campione olimpico nella categoria dei minimosca superando in finale il polacco Andrzej Glab.

Le medaglie d'argento arrivarono nel pentathlon moderno, per merito della squadra (Carlo Massullo, Daniele Masala, Gianluca Tiberti) e di Carlo Massullo nell'individuale. Una medaglia molto significativa, anche se soltanto di bronzo, venne dalla piscina; la conquistò nei 400 m misti Stefano Battistelli, primo nuotatore (uomo) italiano a salire sul podio nella storia delle Olimpiadi.

Seul 1988
Giochi della XXIV Olimpiade

seul 1988 Per avere una panoramica completa delle immagini della XXIV olimpiade vai alla pagina ufficiale del CIO.

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Sergej Bubka vince per l'Unione Sovietica la medaglia d'oro nella gara di salto con l'asta. In quell'anno il saltatore ucraino superò per la prima volta il 'muro' dei 5 m.

Seul 1988
Giochi della XXIV Olimpiade

A Seul il nuoto vide per la prima volta protagonista un atleta di colore: Anthony Nesty del Suriname vinse la prima medaglia d'oro olimpica di un atleta nero; se la aggiudicò nei 100 m farfalla, battendo nientemeno che Matt Biondi.

Il torneo di pugilato (in cui si avvertì sicuramente l'assenza dei cubani) fu turbato da verdetti scandalosamente favorevoli agli atleti di casa. Il fondo fu toccato nella finale dei superwelter, quando il sudcoreano Park Si-Hun, dopo essere stato sovrastato per tre riprese dallo statunitense Roy Jones, e avere rischiato più volte di finire KO, venne dichiarato vincitore fra il tripudio del pubblico sugli spalti e le vane proteste degli americani e degli spettatori neutrali. Jones fu in parte risarcito con l'assegnazione del premio quale miglior pugile del torneo, e i tre giudici autori del vergognoso verdetto furono squalificati per tre anni. Ancora di recente Roy Jones (che nel frattempo è stato campione del mondo dei medi e dei supermedi tra i professionisti) ha chiesto, inutilmente, di essere riconosciuto come campione olimpico.

Un'atleta della Germania dell'Est, Christa Luding Rothenburger, vinse la medaglia d'argento nella prova dei 1000 m sprint di ciclismo, disputatasi per la prima volta ai Giochi. Ma a rendere quel secondo posto qualcosa di speciale è il fatto che la Luding aveva già vinto, pochi mesi prima a Calgary, il titolo olimpico di velocità su... ghiaccio. Grande pattinatrice, la tedesca era stata medaglia d'oro dei 500 m a Sarajevo nel 1984. Con l'impresa di Seul, divenne la prima atleta a vincere due medaglie, nello stesso anno, ai Giochi invernali ed estivi. Un record che non potrà mai più essere eguagliato, considerato che dal 1994 i Giochi invernali ed estivi si svolgono in anni differenti.