La storia delle Olimpiadi

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Barcellona 1992
Giochi della XXV Olimpiade

A Barcellona il movimento olimpico si dovette confrontare con le conseguenze degli avvenimenti storici, che avevano appena sconvolto la geografia politica dell'ormai ex impero sovietico e di parte dell'Europa orientale. Tra i molti stati nati dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, soltanto le tre repubbliche baltiche, Lituania, Lettonia ed Estonia (le prime a ottenere l'indipendenza) inviarono rappresentanze proprie ai Giochi.

In ragione di comprensibili problemi organizzativi, tutti gli altri atleti ex sovietici furono presenti sotto la denominazione della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), organismo di coordinamento (solo teorico, in realtà) a cui avevano aderito alcune delle ex repubbliche sovietiche. Quanto alla bandiera, gli ex sovietici gareggiarono sotto quella olimpica.

A Barcellona fu presente per l'ultima volta una rappresentanza cecoslovacca unita, mentre era già stato deciso lo smembramento del Paese in due stati, la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca, che sarebbero diventati indipendenti a tutti gli effetti a partire dal 1° gennaio 1993.

La questione jugoslava

Molto più complicata e dolorosa la questione della vicina Jugoslavia: Slovenia e Croazia avevano visto riconosciuta a livello internazionale la loro indipendenza dalla Federazione Jugoslava dopo un breve, ma in qualche caso molto aspro, confronto militare con l'esercito federale, anche se permaneva uno stato di crisi nella Krajina, zona di confine tra Croazia e Serbia. Il conflitto si era però trasferito nella Bosnia-Erzegovina, e si preannunciava lungo e sanguinoso: sul banco degli imputati di fronte alla comunità internazionale erano in particolar modo i serbi, accusati di massacri e deportazioni di massa. Per questo motivo il CIO decise di escludere dai Giochi la Jugoslavia, stato che ormai era formato solamente dalla Serbia e dal Montenegro; con una soluzione di compromesso si decise però di accettare la partecipazione di atleti jugoslavi a patto che si iscrivessero a titolo personale.

Caduti muro di Berlino e apartheid

In contrasto con questa tendenza alla disgregazione, in Germania nel 1990 era avvenuta l'unificazione dei due Stati, con la scomparsa della Germania Est, nata nel 1949. La Germania unificata si presentava quindi all'appuntamento olimpico con grandi ambizioni, ma i risultati non sarebbero stati pari alle attese. La fine dell'apartheid permise la riammissione nel contesto olimpico del Sudafrica (assente da 32 anni) e della Namibia. Tornò anche Cuba, assente a Los Angeles e a Seul per propria scelta politica.

Tra grandi ritorni e novità assolute le nazioni in lizza a Barcellona raggiunsero il numero record di 169, per un totale di oltre 9000 atleti (di cui 2700 donne).

L'elaboratissima cerimonia di apertura si tenne il 25 luglio nello stadio Olimpico sul Montjuic: la trovata "memorabile" fu quella di fare accendere l'altissimo tripode da una freccia infuocata scagliata da grande distanza da un arciere.

Barcellona 1992
Giochi della XXV Olimpiade

Il problema del doping

Se a Seul la questione doping era esplosa con il clamoroso caso di Ben Johnson, poco prima di Barcellona si ripropose con un contorno di polemiche, reclami e azioni legali. A incappare in una squalifica per doping che li escluse automaticamente dalle Olimpiadi furono ancora due atleti da medaglia d'oro come la velocista tedesca Kathrin Crabbe e il quattrocentista statunitense Butch Reynolds.

A sorpresa Christie vince i 100

Doping a parte, le gare di atletica fecero registrare molte sorprese, a partire dal deludente quinto posto del favorito statunitense Leroy Burrell nei 100 m vinti in 9"96 dal trentaduenne inglese di Giamaica Linford Christie, davanti al namibiano Frank Fredericks e allo statunitense Dennis Mitchell. Lo statuario Christie rappresenta un raro caso di sprinter giunto ai suoi massimi livelli in un'età atleticamente avanzata. Nei 200 m si impose l'americano Mike Marsch, secondo si classificò ancora il namibiamo Fredericks e terzo l'altro americano Michael Bates. Nelle due prove veloci fece notizia l'assenza di Carl Lewis, che non era riuscito a qualificarsi negli inappellabili Trials americani. Il Figlio del Vento partecipò invece al concorso del salto in lungo, e vinse per 3 cm sul connazionale Mike Powell, primatista del mondo da poco meno di un anno. Medaglia d'oro (e record mondiale) per Lewis anche nella staffetta 4x100.

Sergej Bubka delude

Fallimento totale invece per Sergej Bubka nel salto con l'asta. L'ucraino entrò in gara a quota 5,70 m e sbagliò le due prime prove; per l'unico salto che gli restava a disposizione fece addirittura portare l'asticella a 5,75 m, ma sbagliò ancora, e uscì di scena. La gara fu vinta dal russo Maksim Tarasov, sul connazionale Igor Trandenkov e sul sorprendente spagnolo Javier Garcia Chico. Nel salto triplo si impose lo statunitense Mike Conley, con un 18,17 m che sarebbe stato uno storico record del mondo (per la prima volta oltre i 18 m), ma non fu omologato perché agevolato da un vento favorevole, superiore a quello consentito.

Nel salto in alto il cubano Javier Sotomayor, primatista mondiale, si aggiudicò la medaglia d'oro per il minor numero complessivo di errori rispetto allo svedese Patrick Sjöberg (argento) e al polacco Artur Partyka (bronzo), che come lui saltarono 2,34 m. Dal punto di vista tecnico il risultato migliore di tutto il programma di atletica fu quello ottenuto dallo statunitense Kevin Young, che nei 400 m ostacoli, mantenendo i dodici passi tra tutte le barriere, fece fermare il cronometro a 46"79, sensibilmente al di sotto del vecchio primato mondiale di Edwin Moses (47"02).

Brutto episodio nei 10000

Si assistette a un episodio davvero poco sportivo nella finale dei 10000 metri a tre giri dal termine erano rimasti al comando della gara il marocchino Khalid Skah e il keniota Richard Chelimo, che si sarebbero sicuramente disputati il titolo olimpico. A quel punto un altro marocchino, Hammou Boutayeb, anch'egli atleta di grande livello, si lasciò stranamente doppiare dai battistrada, ma non si fece da parte, come prescrive in questi casi il regolamento: al contrario, continuò a ostacolare Chelimo sino a 300 m dal traguardo, quando Skah scattò e andò a vincere l'oro. Per lo svolgimento di questa illecita operazione di disturbo i giudici si limitarono ad ammonire verbalmente Boutayeb, ma non lo fermarono d'autorità, come avrebbero potuto. Tuttavia i pasticci non erano ancora finiti: dapprima la giuria squalificò i due marocchini e attribuì la vittoria a Chelimo, ma poi accolse l'ovvio reclamo del Marocco e restituì il titolo a Skah. Il pubblico dello stadio Olimpico, durante la premiazione, dimostrò di non approvare affatto il ripensamento della giuria. In questa storia fu in qualche modo coinvolto anche Salvatore Antibo, il quale, giunto quarto, si vide assegnare la medaglia di bronzo per il breve tempo in cui durò la squalifica di Skah.

Le gare del mezzofondo

I Kenyani si rifecero piazzando due loro rappresentanti (William Tanui e Nixon Kiprotich) a primi due posti negli 800 m e occupando l'intero podio nei 3000 siepi con Mathew Birir, Patrick Sang e William Mutwol. Nei 1500 si registrò la vittoria dell'atleta di casa Fermin Cacho, mentre il favoritissimo algerino Nourredine Morceli finì addirittura in settima posizione.

Nuoto dei record

Nel nuoto maschile si distinsero particolarmente i russi Aleksandr Popov (oro nei 50 e 100 m stile libero) ed Evgenij Sadovyj (oro nei 200 m stile libero e nella staffetta 4x200 stile libero, oro e record del mondo nei 400 m stile libero) e l'ungherese Tamas Darnyi (oro nei 200 e 400 m misti). Due medaglie di bronzo per l'Italia: Stefano Battistelli nei 200 metri dorso e Luca Sacchi nei 400 misti.

Sei ori per Vitalij Scherbo

Le gare di ginnastica maschile portarono alla ribalta uno dei grandi protagonisti dell'Olimpiade catalana: il bielorusso Vitalij Scherbo, vincitore di 6 medaglie d'oro (concorso generale individuale e a squadre, parallele, volteggio, cavallo con maniglie, anelli). La supremazia della scuola ex sovietica fu confermata anche dal secondo posto dell'ucraino Grigorij Misjutin e dal terzo di Valerij Belenkij nel concorso generale individuale. Maggiore equilibrio di valori in campo femminile, dove il concorso generale individuale fu vinto a sorpresa dalla minuscola Tatjana Gucu (rappresentante della CSI), davanti alla statunitense Shannon Miller e alla romena Lavinia Milosovici.

I cubani dominano il pugilato

Il torneo di boxe fu dominato dai cubani, che si aggiudicarono 7 titoli sui 12 disponibili. Nei pesi leggeri la medaglia d'oro fu conquistata dallo statunitense Oscar De La Hoya, in seguito campione del mondo dei superleggeri e dei welter tra i professionisti, e considerato a lungo uno dei migliori pugili degli anni '90, indipendentemente dalla categoria di peso.

Due nuove discipline

A Barcellona furono introdotte nel programma olimpico due nuove discipline: il baseball, che vide la vittoria di Cuba, e il badminton, monopolizzato dagli atleti dell'Estremo Oriente, indonesiani e sud coreani in testa. Il torneo di tennis laureò campioni lo svizzero Marc Rosset nel singolare maschile e la statunitense Jennifer Capriati nel singolare femminile.

Il dream team non ha rivali

Nella pallacanestro si verificò un avvenimento di grande significato simbolico, ancora più che sportivo: gli Stati Uniti per la prima volta nella storia olimpica schierarono una selezione dei migliori cestisti dell'NBA. Il cosiddetto Dream team (di cui facevano parte fuoriclasse come Larry Bird, Michael Jordan, Magic Johnson, Charles Barkley, ecc.) surclassò tutti, come previsto, infliggendo un passivo superiore ai 40 punti agli avversari, con la sola esclusione della Croazia. Al di là della scontata medaglia d'oro, la partecipazione dei superprofessionisti americani dimostrò come le Olimpiadi avessero definitivamente messo da parte il dilettantismo, vero o preteso che fosse.

Alla Spagna l'oro nel calcio

Nel calcio si impose la Spagna, che superò in finale la Polonia; medaglia di bronzo per il Ghana. Un altro sport di squadra, la pallavolo, ci riservò la delusione più cocente: gli Azzurri di Julio Velasco si presentarono in veste di favoriti, ma un'unica sconfitta, contro l'Olanda nei quarti di finale, li relegò al quinto posto. Il titolo olimpico fu vinto dal Brasile, davanti a Olanda e Stati Uniti.

Risultato inverso per i nostri pallanuotisti, allenati da Ratko Rudic: puntavano al podio e conquistarono addirittura la medaglia d'oro dopo un'epica finale contro la Spagna, davanti agli occhi di re Juan Carlos in persona. Durante questa partita interminabile e tesissima il Settebello dovette fare i conti, oltre che con gli avversari, anche con un arbitraggio piuttosto casalingo, ma finalmente, un goal di Ferdinando Gandolfi nei supplementari chiuse il conto.

È doverosa la citazione dei componenti della squadra protagonista della straordinaria impresa: Francesco Attolico, Gianni Averaimo, Alessandro Campagna, Alessandro Bovo, Paolo Caldarella, Amedeo Pomilio, Marco D'Altrui, Ferdinando Gandolfi, Mario Fiorillo, Massimiliano Ferretti, Francesco Porzio, Giuseppe Porzio, Carlo Silipo.

Le olimpiadi in rosa

Nell'atletica la gara dei 100 m femminili ebbe un finale molto incerto, che vide la statunitense Gail Devers precedere di un centesimo di secondo la giamaicana Juliet Cuthbert e di due la russa Irina Privalova. Prima del titolo olimpico la Devers aveva vinto una grave disfunzione tiroidea, in conseguenza della quale le era stata persino prospettata la necessità di un'amputazione di entrambi i piedi. Gail Devers partecipò anche alla prova dei 100 m ostacoli, ed era avviata a una nuova vittoria quando cadde proprio sull'ultima barriera, lasciando via libera verso l'oro alla greca Paraskevi Patoulidou.

L'algerina Hassiba Boulmerka, vincitrice dei 1500 m, divenne, suo malgrado, un personaggio al di là della grande impresa sportiva: fu reso noto infatti che gli integralisti islamici del suo paese l'avevano minacciata più volte di morte perché, correndo, mostrava le gambe in pubblico. Fra le grandi protagoniste delle gare di atletica va annoverata anche la statunitense Jackie Joyner-Kersee, che conquistò il suo secondo titolo olimpico consecutivo nell'eptathlon, a cui aggiunse la medaglia di bronzo nel salto lungo, dove si piazzò al terzo posto dietro la tedesca Heike Drechsler e l'ucraina Inessa Kravec.

Esplode la scuola cinese di nuoto

In piscina il fatto più eclatante fu la quasi completa scomparsa dalla scena delle nuotatrici tedesche (una sola medaglia d'oro) e la contemporanea esplosione, in campo femminile, della scuola cinese. Il fenomeno poteva sembrare strano, ma aveva un spiegazione piuttosto semplice: i tecnici della ex Germania Est erano emigrati a Pechino, con il loro bagaglio di esperienza e di segreti. Due anni più tardi il miracolo cinese sarebbe stato ridimensionato da numerose squalifiche per doping.

Medagliere

Alla fine il medagliere più ricco fu quello degli eredi dell'URSS, raggruppati sotto la denominazione di Comunità degli Stati Indipendenti: 45 medaglie d'oro, 38 d'argento, 29 di bronzo. Il secondo posto in graduatoria fu occupato dagli Stati Uniti, con 37 medaglie d'oro, 34 d'argento, 37 di bronzo. Sull'ultimo gradino del podio arrivò la Germania, da poco unificata: 82 medaglie il bottino finale dei tedeschi. La rappresentanza azzurra tornò a casa con 6 medaglie d'oro, 5 d'argento e 8 di bronzo, arrivando solo 12ma nella classifica finale.

Barcellona 1992
Giochi della XXV Olimpiade

Ciclismo in grande evidenza

Due medaglie d'oro vennero dal ciclismo, con Fabio Casartelli nell'individuale su strada e Giovanni Lombardi nella 50 km a punti. Fabio Casartelli sarebbe morto tre anni più tardi sulle strade del Tour de France inseguito a una tragica caduta nella discesa del Portet d'Aspet, sui Pirenei.

Medaglia d'argento alle spalle della Germania per il quartetto della 100 km, composto da Flavio Anastasia, Luca Colombo, Gianfranco Contri e Andrea Peron.

Nella scherma a brillare furono soprattutto le donne, che conquistarono l'oro sia nel fioretto individuale, con Giovanna Trillini, sia nella competizione a squadre, con la stessa Trillini, Dorina Vaccaroni, Margherita Zalaffi, Diana Bianchedi e Francesca Bortolozzi.

Gli uomini conquistarono una medaglia d'argento con Marco Marin, che nella sciabola individuale ripeté esattamente il piazzamento di Los Angeles 1984.

Nel due con di canottaggio arrivarono a un passo dal terzo oro consecutivo Carmine e Giuseppe Abbagnale (con il timoniere Di Capua), sopravanzati negli ultimi 50 metri dai due fratelli inglesi Jonathan e Greg Searle, di dieci anni più giovani rispetto ai campani. Medaglia di bronzo per l'armo del quattro di coppia formato da Gianluca Farina, Filippo Soffici, Alessandro Corona, Rossano Galtarossa.

Vittoria per Pierpaolo Ferrazzi nello slalom per kayak singolo e terzo posto nel kayak doppio sulla distanza dei 500 m per Antonio Rossi e Bruno Dreossi.

Oltre a quelle già ricordate, altre medaglie di bronzo furono conquistate dalla squadra di pentathlon moderno (Carlo Massullo, Gianluca Tiberti, Roberto Bomprezzi), dal marciatore Giovanni De Benedictis nella 20 km, e dai tiratori Marco Venturini nella fossa olimpica e Bruno Mario Rossetti nello skeet. Nella lotta libera, categoria minimosca, Vincenzo Maenza (già campione olimpico a Los Angeles e a Seul) si classificò secondo, sconfitto in finale dall'ucraino Oleg Kucerenko.

Barcellona 1992
Giochi della XXV Olimpiade

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La fiorettista italiana Giovanna Trillini (a destra) vince la medaglia d'oro individuale.

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Giochi della XXV Olimpiade

Durante la cerimonia di apertura, la freccia infuocata che andò ad accendere il braciere posto a 150 m di distanza fu scagliata da un atleta paralimpico, Antonio Rebollo. Nel ciclismo le prove olimpiche di Barcellona furono dominate da un fattore in parte tecnico in parte umano: l'atleta inglese Chris Boardman si presentò con un bicicletta rivoluzionaria, pesante solamente 9 kg, realizzata secondo principi aerodinamici nuovissimi. Nella prova a cronometro individuale sui 4 km in pista, Boardman fece quel che nessuno aveva mai fatto: doppiò l'avversario. Per la Gran Bretagna quella fu la prima medaglia d'oro nel ciclismo dal 1920.

Nel canottaggio, la compagine spagnola schierò come timoniere un atleta appena 11enne, Carlos Front, che divenne così il più giovane atleta dei Giochi dal 1900.

Nella finale dei 10.000 m femminili, l'etiope Derartu Tulu volò in testa ed arrivò al traguardo per prima, riuscendo così ad essere la prima donna nera a guadagnare una medaglia olimpica. Una volta giunta aspettò per il giro d'onore la sua avversaria, la sudafricana Elana Meyer, giunta seconda. Le due atlete si avviarono mano nella mano per un giro di stadio che evocò un simbolo di speranza di una nuova Africa.