La storia delle Olimpiadi

Monaco 1972
Giochi della XX Olimpiade

All'alba del 5 settembre 8 terroristi palestinesi in tuta sportiva superarono la rete di recinzione del villaggio olimpico senza essere intercettati da nessuno dei 17.000 poliziotti mobilitati a Monaco di Baviera; quindi fecero irruzione nella palazzina 31, che ospitava la rappresentativa israeliana. Per non lasciare dubbi sulle loro intenzioni, abbatterono con tre colpi a bruciapelo la prima persona che si trovarono di fronte, Moshe Weimberg, 33 anni, allenatore di lotta. Attirati dagli spari accorsero altri Israeliani abitanti nella palazzina; tra questi il pesista Joseph Romano, che cercò di opporre resistenza: anche lui fu ucciso.

Settembre Nero

Il lottatore Gadi Zahari, seguito da altri 18 israeliani, riuscì a fuggire e a dare l'allarme. Ma in mano ai terroristi rimasero 9 ostaggi. Iniziò così la giornata più lunga e dolorosa della storia delle Olimpiadi. Al Cairo l'organizzazione palestinese Settembre Nero rivendicò l'azione, mentre a Monaco i terroristi dettarono le condizioni per liberare gli ostaggi: rilascio di 234 "fedayin" detenuti a Tel Aviv, nonché di Andrea Baader e Ulrike Meinhof, capi della Rote Armee Fraktion, catturati due mesi prima e detenuti in un carcere tedesco. Per sé il commando chiese un salvacondotto per lasciare la Germania. Le autorità tedesche mandarono avanti una trattativa spasmodica. Alle dieci di sera un pullman prese a bordo ostaggi e terroristi, e li trasportò su due elicotteri, con i quali raggiunsero l'aeroporto di Furstenfeldbruck, a 80 km da Monaco. Lì i fedayin avrebbero dovuto, insieme con gli ostaggi, salire su un aereo che sarebbe decollato per un paese arabo. Ma intorno alla pista erano appostati i tiratori scelti tedeschi.

La strage all'aeroporto

Il buio fu squarciato dai riflettori e si scatenò la sparatoria, un elicottero prese fuoco e per i suoi occupanti non vi fu scampo. Il tutto durò 8 minuti, e il risultato fu terribile: morti 5 degli 8 terroristi, il pilota di uno degli elicotteri, 1 poliziotto tedesco, e tutti i 9 ostaggi israeliani. Questi i loro nomi: David Marc Berger, Zeev Friedman, Yossef Gutfreund, Eliezer Halfin, Amitzur Sapida, Kehat Schorr, Mark Slavin, Andrei Spitzer, Yacov Springer. Tre terroristi vennero catturati. In un primo momento le notizie sull'accaduto furono frammentarie e confuse, tanto da alimentare l'illusione di una avvenuta liberazione di tutti gli ostaggi.

Quando apparve chiara la terribile verità, le reazioni furono vivissime in tutto il mondo: sgomento, indignazione, accuse a governo e polizia tedeschi, richieste di annullare quella edizione delle Olimpiadi. I Giochi si fermarono invece per un giorno solo, quello dei funerali, ai quali parteciparono 80.000 persone.

In quell'occasione Avery Brundage (che aveva da poco lasciato la carica di presidente del CIO all'irlandese Lord Killanin) condannò duramente le intrusioni della politica nello sport, includendo nella categoria sia l'assalto al villaggio olimpico sia il "ricatto" a cui i paesi africani avevano sottoposto il CIO, costringendolo a espellere (oltre al Sudafrica) la Rhodesia razzista.

Le Olimpiadi non saranno mai più le stesse

Poi l'Olimpiade riprese, con un giorno di ritardo nello svolgimento del programma, mentre dal Medio Oriente giungevano le notizie dei bombardamenti israeliani sui campi palestinesi in Siria e Libano: rappresaglia che avrebbe causato più di 200 morti. Per quanto i dirigenti del CIO e del comitato organizzatore tedesco si premurassero pateticamente di precisare che "il noto, tragico avvenimento" non aveva nulla a che vedere con i Giochi Olimpici, l'atmosfera non era più la stessa: dopo la tragedia il fatto sportivo appariva del tutto trascurabile. Da allora in poi ogni edizione delle Olimpiadi avrebbe dovuto convivere con l'incubo del terrorismo: guardie armate, controlli meticolosi e ossessivi sarebbero diventati un'angosciosa routine, con l'amara coscienza del fatto che la sicurezza assoluta non può esistere. Le Olimpiadi di Monaco avrebbero dovuto essere un simbolo del pacifico miracolo economico tedesco: architetture ardite e soluzioni tecniche futuribili (come la copertura dello stadio o il torrente artificiale lungo 700 m per le gare di slalom in canoa) organizzazione ineccepibile, tecnica sofisticatissima, approfonditi studi meteorologici al fine di stabilire il periodo più favorevole dal punto di vista climatico, impiego di dieci troupe dirette da altrettanti registi di fama per girare il film ufficiale.

Monaco 1972
Giochi della XX Olimpiade

Mark Spitz, campione senza rivali

I Giochi si erano aperti il 26 agosto, con una partecipazione record: 7134 (1059 donne) atleti provenienti da 121 paesi. I primi dieci giorni di gare erano andati benissimo, e avevano portato alla ribalta un protagonista assoluto: Mark Spitz, ventiduenne nuotatore statunitense vincitore di 7 medaglie d'oro (100 e 200 m stile libero, 100 e 200 farfalla, staffette 4x100 e 4x200 stile libero e 4x100 mista), accompagnate da altrettanti primati mondiali.

Spitz aveva fatto meglio anche del fondista Paavo Nurmi e dello schermidore Nedo Nadi, i quali, ai loro tempi, si erano aggiudicati 5 vittorie in un'unica edizione olimpica. Spitz aveva già partecipato, con molte ambizioni, ai Giochi del 1968, riportando però solo 2 ori nelle staffette, 1 argento e 1 bronzo. A Monaco invece la sua superiorità fu schiacciante e ostentata con atteggiamenti al limite della provocazione. Per esempio, mentre tutti gli altri nuotatori si depilavano per filare meglio nell'acqua, lui si lasciò i capelli piuttosto lunghi e si fece anche crescere i baffi.

Scontroso con i giornalisti, narcisista, Spitz appare oggi un pioniere delle sponsorizzazioni, abile com'era a vendere la propria immagine associata a quella di articoli e indumenti sportivi; a Monaco qualche volta si spinse anche oltre ciò che allora era consentito, ma fu perdonato, forse in nome della sua enorme classe. Sia pure oscurata dai trionfi di Mark Spitz, fu notevole l'impresa del tedesco orientale Roland Matthes, campione olimpico per la seconda volta consecutiva nei 100 e 200 m dorso.

Borzov nella velocità, la Finlandia nel fondo

Nell'atletica leggera fece notizia la sconfitta degli atleti americani nelle gare di velocità pura: 100 e 200 m piani furono vinti con glaciale sicurezza dal sovietico Valerij Borzov, ventitreenne studente ucraino. Sui 200 metri si piazzò terzo, con una grande rimonta sul rettilineo finale, il ventenne di Barletta Pietro Mennea. Intervistato dalla Tv dopo l'ottimo e per certi versi sorprendente risultato, Mennea si scusò per non avere saputo fare di più, fornendo un assaggio del suo carattere volitivo e spigoloso.

Nel mezzofondo e nel fondo si assistette a un grande ritorno dei finlandesi: Pekka Vasala vinse i 1500 m piani, Lasse Viren i 5000 e 10000 metri. Destinata a rimanere nella storia dell'atletica fu la gara dei 10000, durante la quale Viren cadde per uno scontro con il tunisino Gammoudi, si rialzò, raggiunse i primi e si impose migliorando anche il record mondiale. Nei 1500 il keniano Kip Keino, oro a Città del Messico, fu secondo dietro a Vasala, ma si rifece aggiudicandosi i 3000 siepi davanti al connazionale Benjamin Jipcho.

Memorabile la prestazione dell'ugandese John Akii-Bua nei 400 m ostacoli. Akii-Bua, primo specialista degli ostacoli bassi a saper mantenere una cadenza di quattordici passi tra un passaggio e l'altro, vinse stabilendo con 47"82 uno straordinario primato mondiale. I sovietici prevalsero nei concorsi, aggiudicandosi 4 titoli olimpici con Jurij Tarmak nell'alto, Viktor Sanaev (secondo consecutivo) nel triplo, Anatolij Bondarcuk nel martello e Nikolaj Avilov nel decathlon.

Grazie a Frank Shorter gli Stati Uniti ebbero la soddisfazione di 1 medaglia d'oro nella maratona, che mancava loro dal 1908.

Giappone grande nella ginnastica

Nella ginnastica maschile il Giappone confermò la superiorità dimostrata a Città del Messico: spiccarono ancora una volta le individualità di Sawao Kato (medaglia d'oro nel concorso generale e a squadre, e nelle parallele) e di Akinori Nakayama (primo agli anelli), ai quali si aggiunse Mitsuo Tsukahara (oro alla sbarra). Nel corpo libero si impose il sovietico Nikolaj Andrianov, che avrebbe dominato il campo quattro anni più tardi a Montreal.

Il fenomeno Teofilo Stevenson

Nel torneo di pugilato salì prepotentemente alla ribalta il formidabile peso massimo cubano Teofilo Stevenson, che avrebbe dominato a suo piacimento la categoria per oltre un decennio, aggiudicandosi 3 titoli olimpici (1972, 1976, 1980) e con ogni probabilità lasciando il quarto solo per la mancata partecipazione di Cuba ai Giochi di Los Angeles nel 1984.

Stevenson suscitò una tale impressione durante i turni eliminatori che il suo avversario nella finale, il rumeno Ion Alexe, preferì non salire sul ring, denunciando un infortunio diplomatico. Tra i medio massimi vinse la medaglia d'oro l'ottimo jugoslavo Mate Parlov che, pur passato al professionismo in età non più verde, avrebbe fatto in tempo a diventare campione del mondo della stessa categoria.

Le gare di ciclismo

Nel ciclismo su pista il francese Daniel Morelon si confermò il velocista più forte bissando la medaglia d'oro di Città del Messico, mentre il titolo dell'inseguimento individuale andò al norvegese Knut Knudsen, che sarebbe stato un eccezionale atleta della specialità anche fra i professionisti. La prova individuale su strada fu vinta dall'olandese Hennie Kuiper, futuro campione del mondo tra i professionisti (1975).

L'incredibile sconfitta degli usa nel basket

Nel torneo di pallacanestro si verificò la clamorosa prima sconfitta olimpica degli Stati Uniti, battuti 51-50 dall'Unione Sovietica con un canestro a filo di sirena di Sergej Belov. L'Italia si fermò a un passo dal podio, superata per un punto (66-65) da Cuba nella finale per il terzo posto.

Nel calcio vinse il titolo la Polonia; due anni più tardi, con poche variazioni nel suo organico, sarebbe stata terza ai Campionati del Mondo, disputati sempre in Germania.

Feroci polemiche suscitò la finale dell'hockey su prato, che vide i maestri pakistani sconfitti 1-0 dalla Germania Occidentale. Gli asiatici si sentirono derubati dall'arbitro e durante la premiazione si lasciarono andare a intemperanze tali da essere tutti squalificati a vita dalla Federazione Internazionale.

Le olimpiadi in rosa

Nel nuoto, in campo femminile il personaggio più in vista, peraltro ampiamente pronosticato, fu la quattordicenne australiana Shane Gould, che si aggiudicò 3 medaglie d'oro (200 e 400 m stile libero, 200 m misti), 1 d'argento e 1 di bronzo.

L'atletica femminile

Nell'atletica femminile le vittorie furono divise tra Germania Est, Germania Ovest e Unione Sovietica, con l'unico inserimento della britannica Mary Peters nel pentathlon. Degni di rilievo gli exploit della tedesca orientale Renate Stecher, prima nei 100 e 200 m piani, e della tedesca occidentale Ulrike Meyfarth, vincitrice nel salto in alto a soli sedici anni. La Meyfarth si sarebbe ripetuta nel 1984 a Los Angeles. Per quanto riguarda i colori azzurri, grande prestazione della milanese Paola Pigni, terza nei 1500 metri piani vinti dalla sovietica Ljudmila Bragina, in una gara di livello stratosferico, dove le prime cinque classificate scesero tutte sotto il precedente record del mondo.

Nella ginnastica fu netta la supremazia dell'Unione Sovietica; ma se alla vigilia la ginnasta più attesa era Ljudmila Turisceva (che comunque vinse i concorsi individuale e generale a squadre), la vera protagonista fu la diciassettenne Olga Korbut che conquistò a sorpresa 3 medaglie d'oro (corpo libero, trave e concorso generale a squadre). La piccola e minuta Korbut fu forse il personaggio più amato dal pubblico dell'Olimpiade di Monaco: quando venne annunciato il punteggio che la collocava soltanto al secondo posto nel concorso delle parallele asimmetriche (dietro la tedesca dell'est Karin Janz), la giuria fu subissata di fischi per un quarto d'ora.

Medagliere

Nel medagliere finale l'Unione Sovietica salì sul primo gradino del podio, conquistando 99 medaglie, 50 delle quali d'oro. Secondo posto per gli USA, con 94 titoli, e terzo per la Germania Est che staccò nettamente la Germania ovest vincendo 66 titoli contro i 40 dei padroni di casa. L'Italia fornì una prestazione senza infamia e senza lode e si piazzò decima nella graduatoria finale.

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Novella Calligaris, la migliore europea

In un panorama dominato dalle Australiane e dalle Statunitensi, si distinse come migliore nuotatrice europea la diciottenne padovana Novella Calligaris, seconda nei 400 m stile libero, terza negli 800 m stile libero e nei 400 m misti. Da notare che quelle conquistate dalla Calligaris furono le prime medaglie olimpiche della storia del nuoto italiano. L'anno seguente, a Belgrado, la nuotatrice veneta sarebbe diventata campionessa e primatista mondiale sugli 800 m stile libero con il tempo di 8'52"97.

Dibiasi si ripete

Grandi risultati per lo sport azzurro nel settore tuffi, dove l'impareggiabile Klaus Dibiasi confermò l'oro di Città del Messico dalla piattaforma, gara che vide l'ottimo terzo posto del torinese Giorgio Cagnotto. Quest'ultimo conquistò anche la medaglia d'argento dal trampolino, distanziato di meno di tre punti dal vincitore, il sovietico Vladimir Vasin.

Le medaglie della spedizione italiana

Oltre ai risultati già ricordati nell'atletica, nel nuoto e nei tuffi, confermò la propria bontà la nostra scuola schermistica, con l'oro della trentaduenne Antonella Ragno (alla quarta partecipazione olimpica) nel fioretto femminile e quello della squadra di sciabola, composta da Rolando Rigoli, Mario Tullio e Mario Aldo Montano, Michele Maffei e Cesare Salvadori.

Andò molto bene anche nell'equitazione: medaglia d'oro per Graziano Mancinelli su Ambassador nel concorso a ostacoli individuale, secondo posto per Alessandro Argenton nel concorso completo individuale, e terzo posto nel concorso a ostacoli a squadre con Graziano Mancinelli, Piero e Raimondo D'Inzeo e Vittorio Orlandi.

Due italiani sul podio nel tiro a volo: oro (e primato mondiale con 199 bersagli su 200) per Angelo Scalzone, bronzo per Silvano Basagni. Due medaglie di bronzo vennero dalla lotta greco-romana, con Giuseppe Bognanni nei mosca e Gian Matteo Ranzi nei leggeri; una dal sollevamento pesi, con Anselmo Silvino nei medi.

Risultati deludenti invece in tre specialità tradizionalmente favorevoli per i colori azzurri come pugilato, canottaggio e ciclismo

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L'atleta russa Olga Korbut, campionessa olimpionica a Monaco 1972, in un 'uscita' nell'esercizio delle parallele asimmetriche.

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Anche a Monaco si ripresentò, sia pure in forma meno massiccia, la contestazione degli atleti statunitensi di colore: Vince Matthews e Wayne Collett, primo e secondo nei 400 m piani, durante l'esecuzione dell'inno nazionale chiacchierarono e giocherellarono con le medaglie, stando entrambi sullo stesso gradino del podio, con le spalle rivolte alla bandiera. Fischiati dal pubblico, risposero alzando il pugno chiuso. Furono naturalmente espulsi dalla rappresentativa americana.

L'americano Dave Wottle, negli 800 m, diede vita alla più spettacolare rimonta in tutta la storia dei Giochi, passando nel rettilineo finale dall'ultimo al primo posto. Si distinse anche sul podio per non essersi mai tolto, neanche al momento dell'alzabandiera e dell'inno, il cappellino portafortuna alla Charlie Brown.

Nella maratona si verificò un particolare curioso che servì a stemperare il clima di tensione: un ragazzo bavarese di soli 16 anni, nonostante il formidabile schieramento di poliziotti e soldati per proteggere da un ulteriore attacco terroristico la corsa che si snodò per tutta la città, riuscì a inserirsi nel tracciato ufficiale, a fingersi impegnato nella prova, a entrare per primo nello stadio, dove venne accolto con ovazioni prima di venire scoperto. Fu una beffa, ma suscitò una risata liberatoria dall'angoscia accumulata, da tutti e dappertutto, dopo la giornata del terrore.

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