La storia delle Olimpiadi

Londra 1948
Giochi della XIV Olimpiade

Quando, nel 1946, si riunì a Losanna il congresso del Comitato Olimpico Internazionale, tra i presenti regnava un certo scoraggiamento: dopo 56 milioni di morti, con un'Europa devastata dalla guerra, ci si chiedeva persino se fosse opportuno organizzare una grande manifestazione sportiva. Certamente non era facile, tanto più che il movimento olimpico si ritrovava, per così dire, decapitato: il barone de Coubertin si era spento a Losanna nel 1937 e il suo successore, il conte de Baillet-Latour era morto di crepacuore nel 1942, dopo avere perso il figlio in guerra.

Alla presidenza del CIO fu eletto lo svedese Sigfrid Edström e si prese una decisione anche in merito ai Giochi Olimpici del 1948: quale città ospitante fu scelta Londra. L'organizzazione dell'Olimpiade in un paese rimasto neutrale (come Svizzera o Svezia) sarebbe stata certo più agevole, ma designando come sede dei Giochi la capitale britannica si volle dare una dimostrazione della volontà di rinascita, a onta delle distruzioni subite. Dopo la nefasta grandiosità di Berlino, quelle di Londra furono Olimpiadi assolutamente austere; del resto in gran parte della città restavano solo le macerie dei bombardamenti ed era ancora in atto il razionamento dei consumi.

Olimpiadi inevitabilmente austere

In quella situazione non erano certo disponibili risorse per la costruzione di nuovi impianti sportivi; ci si arrangiò dunque rimettendo in funzione quelli esistenti. Il presidente del comitato organizzatore, lord Burghey (vincitore dei 400 m ostacoli ad Amsterdam nel 1928), fece rifare la pista di atletica dello stadio di Wembley, dove si erano svolti i Giochi del 1908. Per il resto si adottarono soluzioni all'insegna del risparmio: gare di nuoto nel Tamigi, ciclismo nel parco di Windsor. Le ristrettezze del periodo postbellico si fecero sentire anche nell'ospitalità verso gli atleti, i quali trovarono alloggio in collegi e capannoni militari e ricevettero la razione alimentare riservata agli operai che svolgevano lavori pesanti, con l'aggiunta giornaliera di 1 litro di latte.

Da questo punto di vista i più fortunati furono gli americani, che venivano riforniti di generi alimentari direttamente dal loro Paese, tramite un ponte aereo. Non mancarono le generose offerte per il sostentamento dei partecipanti ai Giochi; la Danimarca e l'Olanda spedirono mezzo milione di uova, la Cecoslovacchia 200.000 bottiglie d'acqua minerale, mentre i pescatori inglesi offrirono 2.000 tonnellate di pesce.

La televisione si fa avanti

Nonostante la scarsità di mezzi e le difficoltà tecniche generali, i Giochi di Londra del 1948 segnarono una tappa importante nel rapporto tra movimento olimpico e mezzi di comunicazione di massa: le gare furono riprese e diffuse in tutta l'Inghilterra dalla televisione.

La partecipazione fu molto elevata: più di 4100 atleti (390 donne), in rappresentanza di 59 nazioni. Così come era accaduto dopo la Prima Guerra Mondiale, non vennero invitati i paesi aggressori, in questo caso Germania e Giappone; rimase a lungo in dubbio anche la partecipazione dell'Italia, che alla fine fu ammessa grazie, pare, a un intervento di Churchill in persona. Furono assenti per mancanza di mezzi economici la Romania, la Bulgaria e lo stato di Israele, appena costituito. Anche l'Unione Sovietica, che pure aveva partecipato nel 1946 ai Campionati Europei di Atletica Leggera, preferì rinunciare, forse ritenendo di non poter inviare una rappresentanza qualitativamente adeguata al suo stato di superpotenza.

La fiaccola unisce l'Europa

Fu dato seguito alla pratica della staffetta del fuoco olimpico, poiché si attribuì un alto valore simbolico alla corsa della fiaccola attraverso l'Europa, come a superare i confini tra le nazioni. La durata dei Giochi fu quella ormai tradizionale di una quindicina di giorni, e se la giornata d'apertura fu calda e afosa, non mancarono in seguito le tipiche piogge londinesi, che certo contribuirono a determinare risultati tecnici non eccezionali.

Londra 1948
Giochi della XIV Olimpiade

Fanny Koen, la mamma volante

Per la prima volta il personaggio più rappresentativo dei Giochi fu una donna, l'olandese di origini ebraiche Fanny Blankers Koen, trentenne, soprannominata la mamma volante perché nel 1946, agli Europei di Oslo, tra una gara e l'altra aveva allattato la figlia nata da poco. La Koen (non ancora sposata con l'allenatore John Blankers) era già stata presente, nel 1936, alle Olimpiadi di Berlino, senza ottenere grandi risultati. In tempo di guerra aveva stabilito i primati mondiali del salto in alto, del salto in lungo e dei 100 m piani, ma quest'ultimo non era stato omologato perché ottenuto gareggiando contro concorrenti uomini. A Londra conquistò 4 medaglie d'oro, nei 100 e 200 m piani, nella staffetta 4x100 e negli 80 m ostacoli. E buon per le avversarie che avesse deciso all'ultimo momento di rinunciare alle gare di salto. Al ritorno in Olanda fu salutata da accoglienze trionfali ed ebbe persino l'onore di un monumento.

Nasce il mito di Zatopek

Nell'atletica maschile salì sorprendentemente alla ribalta un fondista destinato a entrare nella leggenda di questo sport: Emil Zatopek. Con la sua corsa abbastanza scomposta, il capo leggermente piegato su una spalla e un'immutabile smorfia di sofferenza sul volto, l'ufficiale dell'esercito cecoslovacco conquistò la medaglia d'argento nei 5000 m piani e trionfò nei 10000, costringendo al ritiro, a forza di micidiali cambi di ritmo, il finlandese Viljo Heino, primatista mondiale della specialità.

L'atletica vide in complesso la netta prevalenza degli americani (con 11 titoli conquistati su 24), e gli atleti di colore si confermarono dominatori delle prove veloci. Per la prima volta affiorò un sentimento di orgoglio e di rivendicazione razziale, nelle parole di Harrison Dillard, primatista mondiale dei 110 ostacoli, ma vincitore a Londra nei 100 m piani: "Quando i bianchi si decidono finalmente a lasciarci fare qualcosa, noi cerchiamo di rifarci. Così è nello sport, come è stato nel jazz".

Si ripete il dramma della maratona

La maratona ebbe un epilogo drammatico, simile a quello che si era verificato quarant'anni prima, protagonista il nostro Dorando Pietri. Questa volta a entrare nello stadio per primo, ma in condizioni critiche, reggendosi a stento in piedi, fu il belga Etienne Gailly. Invece di compiere il prescritto giro di pista, Gailly prima sbandò nel prato, poi, alla prima curva andò diritto; per evitare un nuovo caso Pietri, i giudici non lo toccarono, limitandosi a incitarlo e a dargli indicazioni a voce. Gailly riuscì a tagliare da solo il traguardo, senza incorrere nella squalifica; nel frattempo però era stato superato dall'argentino Delfo Cabrera e dall'inglese Thomas Richards. Gli restò la medaglia di bronzo, che gli fu consegnata alcuni giorni dopo da un dirigente belga, nell'ospedale dove era stato ricoverato d'urgenza subito dopo l'arrivo.

Medagliere

Nel medagliere finale la parte del leone toccò agli Stati Uniti: 84 medaglie fu il bottino finale degli americani, seguiti nelle posizioni di rincalzo da Svezia (44 medaglie) e Francia (29).

Londra 1948
Giochi della XIV Olimpiade

Una coppia di… peso

Quanto ai veri atleti italiani, non si comportarono affatto male, conquistando 8 medaglie d'oro. Il risultato più prestigioso fu raggiunto nell'atletica, e in particolare nel lancio del disco, con Adolfo Consolini e Giuseppe Tosi, rispettivamente medaglia d'oro e medaglia d'argento. Consolini, veronese, aveva iniziato tardi a praticare l'atletica, ma si sarebbe dimostrato un esempio di longevità: dopo il primo posto di Londra sarebbe stato secondo a Helsinki nel 1952, sesto a Melbourne nel 1956 e diciassettesimo a Roma nel 1960. Nella sua lunga carriera avrebbe stabilito 3 primati mondiali e 6 europei. Degno rivale e amico di Consolini fu il novarese Giuseppe Tosi, che riuscì spesso a batterlo a livello italiano, ma nei grandi appuntamenti internazionali finì sempre alle sue spalle.

Gli Azzurri conquistarono altre medaglie d'oro in specialità che costituivano, per così dire, punti di forza tradizionali per il nostro sport: canottaggio (quattro senza, equipaggio della Moto Guzzi di Mandello Lario), pugilato (Formenti nei piuma), scherma (Cantone nella spada), ciclismo (Ghella nella velocità, Teruzzi e Perona nel tandem).

Una lieta sorpresa fu la vittoria nella pallanuoto, mentre delusero le attese i calciatori, battuti dalla Danimarca.

Londra 1948
Giochi della XIV Olimpiade

londra 1948 Per avere una panoramica completa delle immagini della XIV olimpiade vai alla pagina ufficiale del CIO.
La cerimonia di inaugurazione.

Londra 1948
Giochi della XIV Olimpiade

A testimonianza di quanto fosse rimasta viva in Inghilterra la memoria delle sfortunate gesta olimpiche di Dorando Pietri, va riferito come un tale, spacciandosi appunto per il marciatore modenese, naturalmente invecchiato, fosse riuscito a farsi ospitare con tutti i riguardi dal Comitato organizzatore dei Giochi; si era addirittura pensato di riservargli l'onore di dare il via alla maratona. Quando si venne a sapere che Dorando Pietri era morto nel 1942, l'impostore finì in prigione.

Londra 1948 verrà ricordata anche per il debutto della Cina nelle Olimpiadi, grazie alla presenza di 26 atleti.

Forse è poco più che una leggenda, ma si narra che sotto le macerie di Berlino alcuni soldati Alleati ritrovarono, miracolosamente intatta, la bandiera dei Giochi Olimpici di Anversa 1920 che fu fatta sventolare a Londra per tutta la durata dell'olimpiade.

Biciclette al... buio

Le gare di ciclismo si disputarono a sud di Londra, a Herne Hill. L'impianto mancava di tutto, soprattutto di illuminazione. Gli organizzatori calcolarono male la durata delle competizioni, non considerando gli eventuali surplaces degli atleti. Questo fece sì che le gare finirono praticamente al buio, con i giornalisti costretti a usare delle torce per seguire gli eventi, scrivere e trasmettere gli articoli.