La storia delle Olimpiadi

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Atlanta 1996
Giochi della XXVI Olimpiade

Nel 1996 le Olimpiadi dell'età moderna festeggiarono i 100 anni di vita, e certo secondo la logica del barone de Coubertin non vi sarebbe stato il minimo dubbio sulla sede prescelta: i Giochi del Centenario avrebbero potuto disputarsi soltanto là dove erano nati, ad Atene.

I dirigenti del CIO preferirono invece Atlanta, capitale dello stato americano della Georgia, e città dove ha la sua sede centrale la Coca-Cola. I finanziamenti provenienti dalla potentissima multinazionale delle bibite, uniti alle somme favolose pagate dalla NBC per i diritti televisivi furono il motore dei giochi di Atlanta; ed entrambe le compagnie, ognuna nel suo campo, si sono assicurate l'esclusiva (la NBC per quanto riguarda la trasmissione negli Stati Uniti) sugli eventi olimpici sino al 2008.

Di fronte a un movente economico di tali proporzioni, tradizione e sentimenti non avevano alcuna probabilità di prevalere; del resto, nel lontano 1896, de Coubertin tutto avrebbe potuto immaginare tranne il fatto che la sua creatura sarebbe diventata un giorno un affare colossale. Questo furono, in primo luogo, i Giochi di Atlanta (19 luglio - 4 agosto), la più grande manifestazione sportiva vista fino ad allora, con 197 paesi rappresentati (tutti quelli iscritti al CIO) e oltre 10mila atleti, tecnologie avanzatissime, collegamenti televisivi con tutti i campi di gara, anche quelli dove si svolgevano le prove di sport cosiddetti minori.

I problemi organizzativi

Ma accanto a questi meriti Atlanta mise in luce contraddizioni e difetti connessi con un modello organizzativo basato in primo luogo sulla resa economica: la preparazione logistica si dimostrò insufficiente, con mezzi di trasporto caotici e poco puntuali, tali da lasciare spazio a episodi anche coloriti, come l'assalto a un pullman da parte di un gruppo di canottieri, ai quali non era rimasto altro mezzo per raggiungere il campo di gara, sul lago Lanier. Non contribuì certo all'efficienza complessiva la scarsa professionalità dei ben 96.000 addetti, la quasi metà dei quali costituita da volontari.

Le Olimpiadi dello spettacolo e della televisione conobbero anche il dramma del terrorismo, con la bomba scoppiata a Centennial Park durante un concerto rock, che causò la morte di due persone e lasciò più di 100 feriti. Un attentato mortale senza rivendicazioni e senza colpevoli scoperti, tanto più inquietante perché, in apparenza, motivato soltanto dalla enorme popolarità dell'avvenimento.

Atlanta 1996
Giochi della XXVI Olimpiade

Lo stupefacente Michael Johnson

Nonostante tutte le "sovrastrutture", sotto l'aspetto propriamente sportivo la manifestazione olimpica mantenne anche ad Atlanta la sua aura esclusiva, che la distingue sempre dalla moltitudine di gare e campionati vari di cui è popolato il calendario internazionale. Le prove di atletica leggera furono fortemente caratterizzate dall'impresa del texano Michael Johnson, vincitore sui 100 e 200 metri piani.

La storica doppietta del ventottenne Johnson era in qualche modo attesa, tanto che per renderla possibile era stato modificato anche l'orario delle gare. Ma Johnson non si limitò a vincere: stabilì anche un fantascientifico record mondiale sui 200 m: 19"32, che abbassava di 40 centesimi il tempo stabilito da Pietro Mennea nel 1979.

La meno attesa, e meno pubblicizzata, durante la stessa memorabile serata, anche la francese Marie-José Pérec aveva aggiunto la medaglia d'oro nei 200 a quella ottenuta sulla distanza doppia, anticipando di un quarto d'ora il trionfo dell'idolo di casa. Vittoria olimpica e primato mondiale sui 100 m (9"84) per il canadese di origine giamaicana Donovan Bailey, vincitore davanti al namibiano Frank Fredericks, secondo anche sui 200 dietro a Johnson.

Il dominio degli africani

Destò una certa sorpresa l'affermazione del norvegese Vebjoern Rodal sugli 800 metri piani, mentre rientra ormai nella norma il dominio assoluto degli atleti africani in tutte le altre prove di mezzofondo e fondo: oro all'algerino Nourredine Morceli nei 1500 m, al burundiano Venuste Niyongabo nei 5000, all'etiope Haile Gebresilasie nei 10000 e al kenyano Joseph Keter nei 3000 siepi.

In quest'ultima specialità, preziosissima, data la terribile concorrenza, fu la medaglia di bronzo conquistata da Alessandro Lambruschini.

Ancora un oro per il figlio del vento

Non poteva mancare ad Atlanta l'acuto di Carl Lewis, che conquistò, nel salto in lungo, la sua quarta vittoria olimpica consecutiva; prima di lui soltanto il discobolo americano Al Oerter era riuscito a fare altrettanto, vincendo, nella propria specialità, da Melbourne 1956 a Città del Messico 1968.

Le prove dell'atletica maschile hanno in complesso evidenziato l'ottima preparazione dei padroni di casa, capaci di aggiudicarsi ben 10 medaglie d'oro, in campo femminile prevalsero le atlete europee, fra le quali, oltre alla già citata Marie José Pere, giocò un ruolo da grande protagonista la russa Svetlana Masterkova, vincitrice sugli 800 e sui 1500 metri piani. Da ricordare anche la medaglia d'oro della siriana Ghada Shouaa nell'eptathlon.

Popov signore della velocità

Probabilmente inferiori al previsto i risultati dei nuotatori americani: nell'attesissimo duello tra i campioni della velocità Gary Hall jr. fu due volte battuto da Aleksandr Popov sui 50 e 100 m stile libero, mentre l'impresa tecnicamente più valida fu quella di un altro russo, Denis Pankratov, che vinse i 100 e 200 farfalla, stabilendo anche il primato del mondo sulla distanza più breve. Ottimo il terzo posto dell'azzurro Emanuele Merisi nei 200 dorso, dietro gli statunitensi Bridgewater e Schwenk.

Un torneo di calcio ad alto livello

In una Olimpiade che per certi versi diede l'impressione di seguire un copione già scritto in partenza, con vittorie spesso così largamente annunciate da suscitare pochi entusiasmi, una delle piacevoli eccezioni fu quella del torneo di calcio, caratterizzato da un imponente successo di pubblico (1.200.000 paganti, un sesto in più rispetto a baseball e basket) e da un livello tecnico e spettacolare sicuramente superiore rispetto ai Campionati Europei disputati un mese prima in Inghilterra.

Ne uscì degna vincitrice la Nigeria, capace di eliminare il Brasile in semifinale e di superare 3-2 l'Argentina in una finale avvincente. L'affermazione della Nigeria, basata sulla strapotenza atletica associata a una buona cifra tecnica, rappresentò la prima tangibile affermazione, a livello assoluto, del calcio africano.

Pallanuoto e pallavolo amare per l'Italia

Negli altri sport di squadra, da registrare lo scontato trionfo del Dream Team statunitense nel basket e l'affermazione cubana (poco gradita ai padroni di casa) nel baseball. Non giovarono certo agli Azzurri di Julio Velasco e di Radko Rudic, i pronostici che li volevano favoriti nella pallavolo e nella pallanuoto. Furono sufficienti due partite perse di un soffio, rispettivamente contro Olanda e Croazia, per vedere sfumare due titoli olimpici inseguiti con tanta tenacia. Il secondo posto dei pallavolisti e il terzo dei pallanuotisti restano comunque ottimi risultati. Nel torneo di pugilato confermarono la loro supremazia i cubani, quattro volte sul gradino più alto del podio, mentre nessun'altra nazione riuscì ad aggiudicarsi più di una medaglia d'oro.

L'apertura totale al professionismo fece iscrivere nell'elenco dei campioni olimpici grandi atleti il cui nome è associato di solito ad altre manifestazioni sportive: fu il caso dello spagnolo Miguel Indurain, medaglia d'oro nella cronometro individuale di ciclismo, e dello statunitense Andre Agassi, vincitore del torneo di tennis.

Le olimpiadi in rosa

Ne nuoto femminile stupì l'irlandese Michelle Smith, le cui 3 medaglie d'oro (400 m stile libero, 200 e 400 m misti) valgono forse di più delle 4 dell'americana Amy Van Dyken, che per due volte ha raggiunto il gradino più alto del podio con la staffetta. Nell'atletica due medaglie d'argento furono vinte nelle prove individuali di velocitàdalla giamaicana Marlene Ottey, superata sui 100 dalla statunitense Gail Devers e sui 200 dalla Pérec.

Medagliere

La classifica virtuale per nazioni evidenziò una netta prevalenza statunitense (44 medaglie d'oro, 32 d'argento, 25 di bronzo), che non assunse però le previste dimensioni di un trionfo. Alle spalle degli Stati Uniti, nonostante il collasso dello sport di stato per assoluta mancanza di mezzi, resistette la Russia, tenendo ancora a distanza di sicurezza la Germania unificata, mentre tra le repubbliche ex sovietiche si difese bene anche l'Ucraina. Ottimo il sesto posto degli azzurri, che guadagnarono un totale di 35 medaglie (di cui 13 d'oro). Un dato confortante del medagliere finale dei Giochi di Atlanta fu il numero (record) dei paesi capaci di portare almeno un atleta sul podio olimpico: ben 79.

Atlanta 1996
Giochi della XXVI Olimpiade

La consacrazione di Yuri Chechi

Decisamente orfana di un protagonista assoluto la ginnastica, dove nessuno seppe raccogliere l'eredità delle Korbut, delle Comaneci, degli Andrianov, degli Scherbo, tanto per fare qualche nome di atleti che avevano fortemente caratterizzato una o più edizioni olimpiche. A causa della meticolosa specializzazione raggiunta, che porta ogni atleta a concentrarsi soprattutto sul suo esercizio preferito, con il risultato finale di una estrema parcellizzazione dei successi. Una doverosa citazione per vincitori dei concorsi generali individuali maschile e femminile: Xiaoshuang Li (Cina) e Lilja Podkopaeva (Ucraina). Nel concorso generale a squadre vittorie della Russia fra gli uomini e degli Stati Uniti tra le donne.

Dal punto di vista della ginnastica azzurra le Olimpiadi di Atlanta resteranno però memorabili, per l'agognato, meritatissimo trionfo di Yuri Chechi, da anni incontrastato dominatore della specialità degli anelli, e giustamente desideroso di suggellare questa sua supremazia con una vittoria olimpica.

Eccellente il bilancio dell'Italia

Positivo ai limiti dell'incredibile il bilancio della spedizione italiana: 13 medaglie d'oro, 10 d'argento, 12 di bronzo, considerando che ad Atlanta i nostri atleti non furono avvantaggiati, come a Roma 1960, dal fatto di giocare in casa, o, come a Los Angeles 1984, dall'assenza di tanti concorrenti temibili. Le specialità che complessivamente procurarono agli Azzurri maggiori soddisfazioni furono il ciclismo e la canoa.

Fatto abbastanza curioso, i 3 ori del nostro ciclismo (Silvio Martinello nella corsa a punti, Andrea Collinelli nell'inseguimento individuale maschile, Antonella Bellutti nell'inseguimento individuale femminile) vennero dalla pista, settore che da noi pareva caduto nel più completo abbandono, con uno scarsissimo interesse da parte di pubblico e sponsor.

Nelle prove su strada a salvare l'onore italiano pensò Imelda Chiappa, seconda nell'individuale in linea. Grande l'impresa di Paola Pezzo che si laureò prima campionessa olimpica di mountain bike (cross), dominando ampiamente le favorite specialiste statunitensi e canadesi. Benissimo la canoa, bene la scherma, sotto tono il canottaggio. Sorpresero certo il grande pubblico i successi dei canoisti, allenati da Oreste Perri, che nella sua pur straordinaria carriera non aveva mai avuto fortuna alle Olimpiadi. Due medaglie d'oro (Antonio Rossi nel K1 500 m, Antonio Rossi e Daniele Scarpa nel K2 1000 m), 2 d'argento (Beniamino Bonomi nel K1 1000 m, Beniamino Bonomi e Daniele Scarpa nel K2 1000 m), 2 di bronzo (Josefa Idem nel K1 500 m femminile) portarono per qualche giorno alla ribalta uno sport silenzioso e duro.

Inferiori alle previsioni i risultati degli Azzurri nel canottaggio: giunti alle Olimpiadi forti delle ottime prove alle ultime due edizioni dei mondiali, si dovettero accontentare dell'oro conquistato nel doppio dall'equipaggio Abbagnale-Tizzano.

Non tradì le attese (almeno a livello di squadra) la scherma, nostra tradizionale specialità di punta: 3 medaglie d'oro (Alessandro Puccini nel fioretto individuale, Cuomo, Mazzoni, Randazzo nella spada a squadre maschile, Vezzali, Trillini, Bortolozzi, Borella nel fioretto a squadre femminile), 2 d'argento (Valentina Vezzali nel fioretto individuale femminile, Zalaffi, Chiesa, Uga nella spada a squadre femminile), 2 di bronzo (Caserta, Tarantino, Terenzi nella sciabola a squadre, Giovanna Trillini nel fioretto individuale femminile).

Bene tiro a segno, tiro con l'arco e judo

Sempre una garanzia i tiratori: 2 medaglie d'oro (Roberto Di Donna nella pistola ad aria complessa 10 m, Ennio Falco nello skeet), 1 d'argento (Albano Pera nel double trap) 2 di bronzo (Alberto Di Donna nella pistola libera 50 m, Andrea Benelli nello skeet). Una medaglia di bronzo arrivò anche dal tiro con l'arco a squadre, grazie a Bisiani, Frangilli e Parenti.

Salirono sul podio (non accadeva da Los Angeles 1984) anche i judoka italiani: Girolamo Giovinazzo, secondo nella categoria sino a 60 kg, e Ylenia Scapin, terza nella categoria fino a 72 kg femminile.

Molto scarno, e francamente un po' preoccupante, il bottino azzurro nell'atletica: oltre al già ricordato bronzo di Lambruschini nei 3000 m siepi, 2 medaglie d'argento (Fiona May nel lungo ed Elisabetta Perrone nella 10 km di marcia) e un altro bronzo (Roberta Brunet nei 5000 m). Si poteva forse ottenere qualcosa di più anche nella vela, dove la sola Alessandra Sensini conquistò una medaglia, quella di bronzo nel windsurf (Mistral).

Le grandi delusioni

Grande delusione venne dagli Azzurri del pugilato e del tennis, ma forse non era neppure lecito attendersi di più, visto il periodo di crisi strutturale che i due sport stavano attraversando in Italia. Meno spiegabile, se non chiamando in causa la stanchezza e le scarse motivazioni, il disastro della Nazionale olimpica di calcio allenata da Cesare Maldini.

Atlanta 1996
Giochi della XXVI Olimpiade

atlanta 1996 Per avere una panoramica completa delle immagini della XXVI olimpiade vai alla pagina ufficiale del CIO.

Foto

Video
L'atleta statunitense Charles Austin, medaglia d'oro nel salto in alto maschile, impegnato in una prova.

Atlanta 1996
Giochi della XXVI Olimpiade

La maratona fu vinta da un atleta sudafricano di colore Josia Thugwane, che conquistò così una medaglia il cui valore andava ben oltre l'impresa sportiva.

Il pesista turco Naim Suleymanoglu fu il primo sollevatore di pesi nella storia a vincere tre titoli consecutivi olimpici. Questo fece di lui una specie di eroe in patria tanto che, così almeno recitavano le cronache giornalistiche del tempo, poteva sedersi a mangiare in qualsiasi ristorante senza che nessuno pretendesse da lui il pagamento del conto.

Hubert Raudaschl, velista austriaco, diventò il primo atleta a competere in nove edizione consecutive dei Giochi.

Nelle gare di lotta libera, categoria pesi medi, si affrontarono due fratelli che gareggiavano per nazioni diverse: Elmadi Jabrailov, iscritto dal Kazakistan, sconfisse Tucuman Jabrailov, che era andato in pedana difendendo i colori della Repubblica di Moldova.