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Con l’annessione dell’Egitto (30 a.C.), l’ultimo regno ellenistico rimasto indipendente, Roma
completò la conquista dei territori affacciati sul Mediterraneo. Augusto procedette quindi alla
riorganizzazione del vasto impero e alla difesa dei suoi confini, suddividendo le province in senatorie
e imperiali.
Se Roma rimase il centro dell’Impero, l’attenzione militare si spostò decisamente verso est, dove
il regno dei Parti era l’unico in grado di contendere ai Romani il controllo dell’Oriente, e verso
nord, dove le tribù germaniche rifiutarono di sottomettersi e bloccarono l’espansione dei
Romani, infliggendo loro una disastrosa sconfitta nella selva di Teutoburgo (9 a.C.). Nel I secolo
d.C. i grandi fiumi (Reno, Danubio, Eufrate) segnarono i confini dell’Impero.
Con due impegnative campagne di guerra, tra il 101 e il 107 Marco Ulpio Traiano riuscì a impadronirsi
della Dacia: una vittoria importante, perché significava per Roma appropriarsi delle ricche
miniere d’oro che avrebbero potuto risollevare le finanze statali.
Traiano fu inoltre protagonista del grande conflitto che oppose i Romani ai Parti per il controllo dell’Armenia,
un nodo strategico di comunicazione tra il Mediterraneo e le regioni d’Oriente. La politica
di espansionismo che aveva caratterizzato la storia romana fin dalle sue origini terminò con Traiano.
I suoi successori furono costretti ad adottare politiche di contenimento delle spinte dei barbari
e a consolidare il limes (la frontiera) con opere imponenti, come il vallo di Adriano e quello di Antonino
in Britannia.
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